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Strage di Brescia: «Maggi mandante certo»

Le motivazioni della sentenza di Cassazione “inchiodano” il medico di Venezia e il padovano Tramonte

ROMA. «Il compendio probatorio acquisito nei confronti di Maggi non lascia alcuno spazio per dubitare del suo ruolo organizzativo» nella strage di Brescia (28 maggio 1974, otto morti e 102 feriti) «sul quale convergono non solo le dichiarazioni accusatorie di Tramonte e di Digilio, ma tutti gli altri elementi indiziari». Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazionidel verdetto che il 20 giugno ha confermato l’ergastolo per i neofascisti Carlo Maria Maggi, l’anziano medico di Venezia mandante di uno degli attentati più gravi degli anni della strategia della tensioné, e Maurizio Tramonte, padovano di Camposampiero, partecipe, giovanissimo, del piano stragista realizzato 43 anni fa.

Ad avviso degli “ermellini”, «il riferimento al ruolo organizzativo svolto dal Maggi nell’organizzazione della strage di Piazza della Loggia deve essere ritenuto incontroverso e corroborato» da quanto emerso e raccolto nei diversi gradi di giudizio di questo procedimento travagliato e che rischiava di concludersi senza colpevoli prima che la Cassazione, nel 2014, annullasse le assoluzioni emesse dalla Corte di Assise di Appello di Brescia accusando i giudici di merito di aver svalutato tutto il poderoso lavoro di indagine. Quanto a Tramonte, la Suprema Corte rileva che è lui stesso «dal luglio 1995 fino alla sua ritrattazione, avvenuta il 14 maggio 2002» – un dietrofront ritenuto inattendibile – ad aver ammesso «di aver partecipato a una pluralità di riunioni in casa di Gian Gastone Romani, nel corso delle quali Maggi aveva illustrato ai presenti le proprie teorie eversive e gli sviluppi stragisti che ne sarebbero derivati». Il dato processuale della partecipazione di Tramonte alle riunioni – compresa quella nella quale si pianificò la strage di Brescia – «nell’ambiente dell’eversione di estrema destra veneta» è «incontroverso», come la sua presenza in piazza della Loggia.

Dopo il verdetto della Cassazione, Maggi che ha 80 anni e problemi di salute è ai domiciliari alla Giudecca dove vive, mentre Tramonte (65 anni) è detenuto a Lisbona, in Portogallo, dove era scappato i giorni precedenti l’udienza in Cassazione dello scorso giugno. In autunno dovrebbe svolgersi l’udienza per l’estradizione di Tramonte e senz’altro il deposito delle motivazioni era uno degli atti attesi dai magistrati portoghesi che si devono occupare del caso che, in base a notizie dello scorso luglio, si annuncia di non scontata soluzione dato che in Portogallo non è prevista la condanna all’ergastolo.

Un passaggio delle 140 pagine di motivazioni della Cassazione è dedicato ai servizi segreti e al loro contributo, anch’esso «incontroverso», nel rendere difficile la ricerca della verità, tuttavia – per gli’ermellinì
– gli insabbiamenti non mettono in discussione la colpevolezza di Maggi e Tramonte. Si tratta praticamente degli unici imputati sopravvissuti ad archiviazioni e proscioglimenti “tombalI” perché non impugnati dalla procura, come quello del fondatore del Msi Pino Rauti, assolto nel 2010.

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