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sentenza della corte dei conti 

Tangenti Mose Casarin risarcirà

VENEZIA. La condanna della Corte dei Conti è arrivata ieri, ma è stata meno pesante di quanto l’imputato potesse temere. Enzo Casarin, 63 anni di Martellago, ex capo della segreteria dell’assessore...

VENEZIA. La condanna della Corte dei Conti è arrivata ieri, ma è stata meno pesante di quanto l’imputato potesse temere. Enzo Casarin, 63 anni di Martellago, ex capo della segreteria dell’assessore regionale Renato Chisso, dovrà pagare ai veneti 115 mila euro a titolo di danno di immagine per il suo coinvolgimento nelle tangenti del Mose. La Procura contabile aveva chiesto 714. 280 euro, contestando non solo la violazione all’immagine della Regione, ma anche il danno da disservizio, vale a dire il pregiudizio che la condotta illecita del dipendente pubblico avrebbe provocato all’ente in termini di minore qualità e quantità del lavoro svolto. Il collegio della Corte dei Conti, presieduto dal giudice Guido Carlino, ha ritenuto non provate le mansioni specifiche svolte dal segretario particolare di Chisso e quindi non dimostrato l’effettivo danno da disservizio. La sentenza, depositata ieri mattina, allunga la lista delle condanne pronunciate dalla magistratura contabile del Veneto nei confronti dei protagonisti dello scandalo Mose: 5, 8 milioni di euro la somma per l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan; 5, 3 milioni per l’ex assessore Renato Chisso; 2,7 milioni di euro per l’ex presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta e poi il maxi sequestro da 21 milioni a carico dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati. La sentenza su Casarin arriva all’antivigilia di quella penale che chiuderà il processo Mose: domani, infatti, il tribunale di Venezia si pronuncerà sugli otto imputati che hanno scelto di andare a dibattimento e di non patteggiare. Casarin, da parte sua, è tra quelli che hanno patteggiato; l’accusa era di aver fatto da tramite nelle mazzette destinate a Chisso. E se oggi è impegnato come volontario con i profughi – insegna l’italiano ai ragazzini sbarcati in Italia senza la famiglia – un tempo era a capo della segreteria più potente della macchina amministrativa del Veneto, quella dell’assessorato alle Infrastrutture, quella attraverso cui passavano tutte le Grandi Opere. E, secondo la magistratura, anche l’attività corruttiva. L’assessorato alle Infrastrutture, ha rilevato il procuratore contabile Chiara Imposimato nell’udienza dello scorso giugno a carico di Casarin, avrebbe dovuto rappresentare in un’ottica di anticorruzione e legalità, il polo e il punto di riferimento per le molteplici istanze di legalità delle imprese e dei soggetti che hanno rapporti con l’amministrazione regionale. Ragion per cui la condotta del segretario particolare di Chisso avrebbe compromesso la funzione attribuita alla Regione sul territorio. Per la difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Forza, la posizione di Casarin era in realtà defilata e dopo la sentenza di patteggiamento rassegnò lui stesso le dimissioni facendo quindi venir meno il danno alla Pubblica Amministrazione. Il collegio ha ritenuto la sentenza di patteggiamento idoneo presupposto per l’esercizio dell’azione di risarcimento del danno e ha considerato attendibili le dichiarazioni accusatorie di Claudia Minutillo (ex ad di Adria Infrastrutture), confermate da Mirko Voltazza (vicepresidente di Adria Infrastrutture) sul fatto che Casarin fosse il riscossore delle tangenti destinate a Chisso. Di qui la condanna al pagamento di 115 mila euro per il danno d’immagine alla Regione che avrebbe visto minata la propria reputazione. Diversa la
valutazione per il danno da disservizio: secondo il collegio «gli elementi acquisiti agli atti non consentono di comprovare se e in quale misura il Casarin abbia influito nell’iter amministrativo dei provvedimenti in cui era coinvolto l’assessorato alle Infrastrutture nel suo complesso».

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