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Zaia vuole la fiducia Opposizione in trincea «Questa è dittatura»

Pd e 5 Stelle: «Museruola all’aula e ricatto alla maggioranza» Pioggia di emendamenti e tempi lunghi, mediaziona leghista

VENEZIA. Se offrire il sangue è un gesto civico apprezzabile (un gruppo di consiglieri veneti ieri ha salutato l’avvio dell’anno scolastico con una donazione all’Avis), immolarsi perinde ac cadaver sull’altare di Luca Zaia appare francamente eccessivo. Così l’opposizione – dando voce anche a frange di maggioranza silenti e perplesse – reagisce con impeto sdegnato all’arrivo in aula del progetto di legge del governatore leghista che modifica lo statuto regionale istituendo il voto di fiducia sui provvedimenti di Palazzo Balbi, analogamente a quanto avviene nel vituperato Parlamento romano dove il Governo vi ricorre di frequente per accelerare l’iter delle leggi ritenute urgenti o strategiche ma osteggiate dai gruppi di minoranza. Non si tratta di una novità assoluta; Liguria, Campania, Basilicata e Calabria l’hanno introdotta da tempo, rinunciando però ai tempi contingentati di discussione in vigore a Palazzo Ferro-Fini, capaci di garantire in partenza l’iter di approvazione.

Mettiamola così: la “falange macedone” leghista (spalleggiata dagli alleati di centrodestra) consente già a Zaia di dormire sonni tranquilli e i regolamenti consiliari scongiurano ostruzionismi e lungaggini gratuite. Ma se l’istituto fiduciario diventerà legge – nella formulazione attuale che prevede un “prendere o lasciare” senza chance di modifiche – allora «dobbiamo essere onesti e dimezzarci lo stipendio, perché il nostro lavoro si ridurrebbe ad alzare e abbassare la mano come robot», per dirla con Marino Zorzato, vecchia volpe alfaniana, pure favorevole al voto di fiducia («è un’assunzione di responsabilità») se accompagnato dalla possibilità di emendare il testo originario, altrimenti più intoccabile della tavole mosaiche.

Tant’è. In Consiglio, la proposta è stata illustrata in dettaglio dal veterano Marino Finozzi: la fiducia riguarderebbe il bilancio e i collegati, i tributi e le imposte, gli adempimenti «perentori» statali e comunitari, e più in generale «le materie particolarmente rilevanti per la collettività regionale», formulazione inclusiva che comprende di tutto in po’; il voto è previsto in forma palese per appello nominale e all’eventuale sfiducia - ecco il punto - seguirebbero la decadenza del governatore e della Giunta, nonché lo scioglimento del Consiglio: un efficace deterrente alle tentazioni di fuoco amico. Apriti cielo: «È un bavaglio ai consiglieri eletti dai cittadini ma soprattutto un ricatto di Zaia nei confronti della sua maggioranza, che sarà costretta ad approvare qualsiasi atto, incluso l’aumento delle tasse, nel timore di perdere la poltrona», è l’accusa di Piero Ruzzante (Mdp-Art.1) autore di una sessantina dei 101 emendamenti “ostili” presentati. «Se questo colpo di mano avrà successo, in Veneto non ci sarà più democrazia ma un regime leghista, chiediamo alle voci democratiche di mobilitarsi per impedirlo», rincara Claudio Sinigaglia (Pd) e il capogruppo dem Stefano Fracasso promette battaglia contro «il tentativo di mettere la museruola all’aula forzando ogni regola».

«Ad ogni trattativa, Zaia piazzerà, metaforicamente, una pistola sul tavolo», la lettura a 5 Stelle di Simone Scarabel «per spingersi a tanto, deve avere in canna un obiettivo importante, mi piacerebbe saperr quale». Pollice verso anche da Maurizio Conte («Forse il governatore diffida della coalizione») e Andrea Bassi («Questa fiducia somiglia ad un vaccino contro il dissenso interno») mentre lo stesso versante leghista manifesta ripensamenti e caute aperture. «Personalmente sono contrario
al voto di fiducia sul bilancio perché l’esperienza dimostra che qui un dialogo costruttivo è possibile», dichiara il vice zaiano Gianluca Forcolin. «Se emergono spunti migliorativo, non strepiti o comizi, siamo pronti a valutarli», chiosa la speaker Silvia Rizzotto. Si vedrà, si vedrà.

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