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Sernagiotto nello scandalo Ca’ Robinia

L’europarlamentare accusato di corruzione per il caso della fattoria sociale trasformata in birreria. Nove verso il processo

TREVISO. La procura della Repubblica di Treviso ha chiuso le indagini sul caso “Ca’ della Robinia”, la società che tra il giugno e il novembre del 2012 percepì, in due diverse tranches, dalla Regione Veneto un finanziamento di poco più di tre milioni di euro destinati alla realizzazione di una fattoria sociale per disabili nella sede dell’ex Disco Palace di Nervesa. Ma invece di attuare il progetto costruendo un laboratorio artigianale per la lavorazione del latte, un forno del pane ed altri laboratori didattici, con i contributi pubblici fu realizzata una birreria ceduta con affitto di ramo d’azienda al prezzo di 30.000 euro annui. Non solo. In uno dei due appartamenti, destinati ad ospitare disabili, che si sarebbe dovuto ricavare dall’ex Disco Palace ci era andato a vivere il vicepresidente della società Ca’ della Robinia, fallita nel 2016.

Oltre ai membri del consiglio d’amministrazione della società fallita, sono finiti sotto inchiesta, con la pesante accusa di corruzione, l’ex assessore regionale ed attuale europarlamentare Remo Sernagiotto («Sono estraneo e pronto a chiarire, rinunciando all’immunità»), il dirigente dei servizi sociali della Regione Mario Modolo e il proprietario dell’ex Disco Palace Giancarlo Baldissin, che, secondo la procura, avrebbe corrotto il politico ed il funzionario con quattro assegni da 63.000 euro complessivi. Risultano anche indagati a vario titolo (non per corruzione) il presidente della società Ca’ della Robinia Bruna Milanese, i figli Selene e Stefano Bailo, che erano membri del consiglio d’amministrazione, i consiglieri Pierino Rebellato e Roberto Ferro ed il consulente finanziario della società Egidio Costa. Truffa aggravata per il conseguimento di contributi pubblici, bancarotta fraudolenta e per distrazione ed evasione fiscale sono i reati contestati a vario titolo ai diversi indagati.

L’inchiesta parte da un dato oggettivo: l’erogazione di 3 milioni di euro dalla Regione alla società Ca’ della Robinia per finanziare il progetto, mai realizzato, di trasformazione dell’ex Disco Palace in una fattoria sociale per disabili. Il finanziamento fu erogato in base ai requisiti richiesti dalla legge regionale numero 8 del 2011. Requisiti che, secondo il pubblico ministero Gabriella Cama, la società Ca’ della Robinia non aveva in quanto non era nemmeno una cooperativa sociale. Come tale, quindi, la società non avrebbe potuto percepire quel finanziamento a fondo perduto. Nonostante ciò, secondo l’accusa, la pratica in Regione andò avanti con l’avvallo di Sernagiotto, che come assessore ai servizi sociali, di quella particolare legge per l’istituzione del fondo di rotazione dei finanziamenti per progetti sociali (da estendere anche per i finanziamenti per l’acquisto di immobili) fu relatore e successivamente membro della giunta quando venne deliberato il finanziamento a Ca’ della Robinia, e del funzionario regionale ai servizi sociali Mario Modolo che liquidò in due tranches i 3 milioni di euro senza vigilare sulla convenzione, sulla regolarità dei requisiti e sulle autorizzazioni. In definitiva, da una parte dell’immobile dove un tempo sorgeva l’ex Disco Palace fu realizzata una birreria ceduta con la formula dell’affitto di ramo d’azienda al prezzo di 30.000 euro annui. Mentre in uno dei due appartamenti che avrebbero dovuto essere destinati alle persone disabili ci era andata a vivere Selene Bailo, vicepresidente della società Ca’ della Robinia e figlia della presidente Bruna Milanese.

Il progetto di finanziamento, secondo la procura della Repubblica di Treviso, si trasformò in un’operazione immobiliare allo scopo, come si legge nel capo d’accusa, di «favorire Giancarlo Baldissin, all’epoca dei fatti in grave difficoltà economica». Baldissin,

poi, a finanziamento erogato, tra il dicembre 2012 e il gennaio 2013, avrebbe intestato 4 assegni da 63.000 euro complessivi alla società “L’Airone Blu” di cui erano soci Remo Sernagiotto e Mario Modolo. Da qui l’accusa di corruzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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