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La Liguria chiede 12 materie in corsa Piemonte e Campania

Toti vuole trattenere la fiscalità del porto di Genova, ma da Roma arriverà un “no” Bressa: «Il governo è pronto a incontrare le tre nuove regioni per definire gli spazi» 

PADOVA. Il “big bang” dell’autonomia rischia di surriscaldare il voto del 4 marzo perché anche Liguria, Piemonte e Campania intendono seguire la strada tracciata da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, mentre la Puglia sta valutando con quali tempi unirsi alla squadra. E se sette regioni chiedono maggiori poteri, il governo pur se in carica per il disbrigo degli affari correnti, non può chiudere loro la porta in faccia. Proprio per questo il premier Gentiloni ha invitato il sottosegretario Gianclaudio Bressa a incontrare i governatori Giovanni Toti (Liguria), Sergio Chiamparino (Piemonte) e Vincenzo De Luca (Campania) per capire su quali competenze concrete possa camminare il “regionalismo”, versione moderna del federalismo.

«In questa fase il problema non è finanziario, visto che si è deciso di demandare la questione al futuro Parlamento», spiega il sottosegretario Bressa. «Si tratta di definire gli spazi di maggiore autonomia, come previsto dal terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione. Ci sarà un incontro a metà gennaio con le nuove regioni che hanno manifestato il loro interesse. Per il resto la trattativa continua con Emilia Romagna, Lombardia e Veneto sulla base del programma concordato nel corso degli incontri che hanno definito le materie del negoziato», conclude Bressa.

Ma quali possibilità concrete hanno Toti, Chiamparino, De Luca ed Emiliano di portare a casa un risultato concreto, visto che sono entrati in gara al fotofinish? Bressa, erede della tradizione degasperiana, è un convinto sostenitore del regionalismo ma si rende conto che solo Zaia, Maroni e Bonaccini possono tagliare il traguardo.

Sergio Chiamparino, che rifiuta la logica referendaria di Veento e Lombardia, la lanciato la sfida con queste parole: «Credo che anche il Piemonte abbia le condizioni necessarie per sedersi al tavolo del negoziato. Ho raddrizzato in tre anni i conti di una Regione ereditata sull’orlo del baratro e attivato investimenti per un miliardo di euro fino al 2022. Il nostro modello è quello dell’Emilia-Romagna e imboccheremo la stessa strada di Bonaccini», ha concluso Chiamparino.

Decisamente più concreta è la sfida lanciata dalla giunta regionale della Liguria, che ha approvato una risoluzione e inviato una lettera al premier Stefano Gentiloni in cui chiede di aggregarsi ai tavoli già aperti dal governo con altre Regioni del Nord. «Abbiamo iniziato un percorso che non è eversivo, ma previsto dalla Costituzione» ha spiegato Giovanni Toti «per chiedere al governo una maggiore autonomia su 12 materie. Che sono: porti e aeroporti, grandi reti di trasporto e navigazione, commercio con l’estero, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, tutela dell'ambiente. A cui si aggiungono: sostegno all'innovazione, tutela della salute, ricerca scientifica, protezione civile, governo del territorio, ordinamento della comunicazione (la richiesta di destinare una parte del canone Rai all’informazione locale), previdenza complementare e integrativa». Il primo obiettivo è trattenere in Liguria almeno una parte degli 8 miliardi di euro di Iva e accise generati ogni anno dai porti regionali. «Vogliamo arrivare a una prima intesa con il governo in carica entri la fine della legislatura, per poi sottoporre l'intesa Stato-Regione al nuovo Parlamento», ha spiegato Toti. Secca la risposta del governo alla Liguria: la fiscalità dei porti non si tocca o salta per aria l’Italia intera.

L’ultima della lista è la Campania, i cui bilanci sono tutt’altro che in ordine. «Nessuna Regione del Sud» spiega Vincenzo De Luca, «si batte su questo versante, anche la Campania deve contrattare un riequilibrio di poteri con lo Stato italiano e in quella sede lanceremo da Napoli la sfida dell’efficienza alle regioni del Nord. I referendum di Veneto e Lombardia si sono svolti nell’ambito dello Stato unitario, della Costituzione italiana. Poi possiamo ragionare anche sul riparto delle risorse, a condizione però che non si faccia il gioco delle tre carte. Noi chiediamo maggiori poteri
su ambiente, formazione, lavoro e sanità. E prima di chiedere maggiori poteri chiederemo maggiori risorse». L’esatto contrario di quanto stanno facendo Zaia, Maroni e Bonaccini. Del resto, chi se non De Luca poteva lanciare l’ultimatum al Nord senza timore di “rubare” il mestiere a Totò ?

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