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Rugby Feltre, la bandiera Piolo è tra i segreti del team granata

Rugby. Il vice di Barp sta facendo crescere i trequarti «Togliere gli alibi ai ragazzi e lavorare sui fondamentali»

FELTRE. Dietro alla crescita dei trequarti del Rugby Feltre c'è una bandiera della società granata, Piermario Piolo, proprietario per lustri della maglia numero 10. Il braccio destro di Andrea Barp lavora giorno dopo giorno con un gruppo di atleti giovane, ma di ottime prospettive, ai quali cerca di togliere ogni alibi, insistendo sui fondamentali del gioco.

Le esperienze alla Tarvisium, alle dipendenze di un maestro della palla ovale come Pizzolato e poi al Belluno in A, sicuramente hanno consentito a Piolo di approfondire la conoscenza della materia anche in altri lidi, rispetto a Feltre, per poi metterla in pratica, una volta abbandonata la casacca di gioco e indossati i panni di allenatore.

«Stamo facendo un bel lavoro sui fondamentali», spiega Piermario Piolo «o come li chiamano ora skills, che sono la base del gioco. Altro aspetto sul quale lavoriamo è quello degli alibi, ai ragazzi va tolto ogni alibi. Mi spiego: se commetti un in avanti non è colpa del pallone, del campo, del passaggio, è perché quella settimana ti sei allenato poco. Anche l'aspetto discusso mille volte e legato alla mancanza in rosa di un pilone in più non deve essere un alibi, perché sappiamo che la società ci sta accontentando in tutto, sappiamo che anche in quel ruolo cercherà di darci una mano. A noi spetta lavorare ogni giorno e i ragazzi lavorano ogni giorno, questo va evidenziato, perché hanno trovato il fondamentale piacere di far fatica e stare assieme. Se vivi bene in gruppo, poi in campo giochi divertendoti».

Lo scorso anno impressionarono, tra gli altri, Giorgio Perotto e Dall'Omo, quest'anno, in loro assenza, lo staff Barp - Piolo ha lanciato Della Dora e il nuovo acquisto Iacono, oltre a Corso, altro giovanissimo, che bene si amalgamano con De Boni e Maccagnan al triangolo allargato e con la cerniera in mediana composta da Sommariva e Zannin. C'è competizione e adattabilità in ruoli diversi alla base delle prestazioni difensive e offensive dei trequarti feltrini.

«Facciamo un allenamento specifico al venerdì», evidenzia Piolo «sui fondamentali e sugli spazi ampi, perché la testa deve essere aperta a lavorare su tutto il campo, anche in ruoli differenti, per cui Della Dora può giocare ala, ma anche centro o lo stesso De Boni può disimpegnarsi da estremo, ma anche da centro. La stessa ala chiusa ora partecipa di più al gioco, non è pensabile che se ne stia in disparte, come negli anni Settanta. Soprattutto, ai ragazzi chiediamo fantasia e gioventù».

I complimenti dell'allenatore del Paese, Manuel Bergamo, ai quali hanno fatto seguito quelli di Andrea Cavinato, primo allenatore del Petrarca, non sono passati inosservati.

«Lo scorso campionato non l'abbiamo vinto, l'abbiamo stravinto, per cui era giusto che i ragazzi potessero misurarsi con avversari più forti. La conferma delle qualità che abbiamo deriva dal fatto che in un livello più alto si è alzato pure il livello delle prestazioni della squadra».

Il lavoro, però, è ancora molto.

«Bisogna imparare ad adeguarsi all'avversario che hai davanti ed essere pronti a prendere decisioni sotto pressione. Stiamo lavorando ora sull'anticipare l'azione, capire cosa intendono fare il 10 e il 12 avversario, ma questo è un percorso più lungo, perché serve esperienza di campo. Ai ragazzi

dico sempre che devono correre, pressare, divertirsi, non pensare alla stanchezza e mai stare per terra. Devono sempre essere concentrati, anche le ali, che possono toccare un pallone in una partita, devono sempre stare sul pezzo fino al fischio finale, perché l'errore è dietro l'angolo».

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