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Elisa Bortoli, nuova città e nuovo coach per crescere ancora

Atletica. La vicecampionessa italiana sui 1500 vive a Ostia «Ho migliorato ancora i miei personali, ma voglio di più»

CANALE D'AGORDO. Crescere, crescere, crescere. Nel mirino di Elisa Bortoli per il 2017 c'è un unico grande obiettivo: costruire le basi di un grande futuro. Per farlo, la ragazza di Feder di Canale d'Agordo ha cambiato guida tecnica e si è trasferita a Ostia.

Scelte importanti che riguardano la vita di atleta, ma che hanno implicazioni anche in quella personale. Un investimento a 360 gradi per un'atleta che, nel corso della sua giovane carriera, ha saputo porsi su livelli di eccellenza assoluta a livello nazionale, con titoli italiani da Junior e da Promessa che ne hanno fatto uno dei riferimenti del mezzofondo.

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Ma Elisa, ventitre anni in settembre, non si accontenta. Vuole lasciare il segno anche in ambito internazionale e raggiungere gli obiettivi che si è posta da tempo.

«Ho dedicato tutta la vita a correre e correrò finché raggiungerò gli obiettivi che so io e solo io», esordisce Elisa che, da qualche anno, veste la maglia dell'Atletica Brescia 1950. «Per raggiungere questi traguardi, per realizzare i miei progetti e sogni sono disposta a lavorare duro, durissimo».

Per questo hai deciso di trasferirti a Ostia?

«Sì, vivo lì da ottobre. Da qualche giorno sono tornata a casa per rifiatare dopo le gare fatte tra gennaio e febbraio. Tornerò giù tra una decina di giorni. Poi andrò in Marocco per un mese di preparazione in altura. Le prossime gare saranno a maggio: ho tempo per prepararmi bene».

Hai cambiato residenza e anche la guida tecnica.

«Da ottobre mi allena Vittorio Di Saverio».

Che cosa è cambiato rispetto agli scorsi anni?

«Mi sto allenando con maggiore continuità. E corro di più: lo scorso anno facevo solo 50 chilometri a settimana, ora arrivo anche a 120. E poi l'allenamento è ridiventato un piacere, mentre lo scorso anno arrivavo distrutta dopo ogni ripetuta. Ora, finito un allenamento correrei ancora. Spero di aver trovato la via giusta dopo gli infortuni e i problemi con qualche allenatore che mi hanno frenato in passato».

Come fai con l'università di Scienze farmaceutiche?

«È rimasta quella di Padova, ma non riesco a frequentare. È dura conciliare libri e sport ma continuo a farlo».

Dal punto di vista agonistico, il 2017 è cominciato bene.

«Sì, ho corso al'estero, tre gare in rapida successione. L'esordio stagionale il 29 gennaio in Slovacchia: a Bratislava ho corso i 1550, praticamente da sola, in 4'21"34. Il 4 febbraio, in Francia, a Mondeville, ho stabilito il personale sui 3 mila (9'21"43) al termine di una gara lanciata regolare. Ho fatto sì il personale ma non sono poi granché soddisfatta. Il 14 febbraio, infine, un altro 1500, questa volta in Repubblica Ceca, a Ostrava, e un altro personale: 4'18"39. Non sono temponi ma siamo sulla strada giusta. All'estero ho visto che cosa è la vera atletica».

Degli assoluti indoor di Ancona dello scorso fine settimana che diciamo?

«Che non sono per nulla soddisfatta. Sui 1500 ho preso l'argento ma ho sbagliato tattica. Dovevo andarmene e non aspettare la volata. Sui 3 mila ho ceduto di testa e mi sono fermata. Forse sono arrivata scarica dopo le gare all'estero: il martedì la gara a Ostrava, rientrata il mercoledì, ripartita il venerdì. Ecco, devo imparare a gestire meglio la tensione e la concentrazione anche periodi più lunghi di quanto fatto finora. Dalla mia ho la consapevolezza che che migliorarsi non è difficile se ci si allena bene. E io voglio alzare l'asticella. Io e la mia famiglia stiamo investendo molto».

Ad agosto a Londra ci saranno i Mondiali. Potrebbe essere quella la misura dell'asticella 2017?

«È un obiettivo difficile da raggiungere. Per il 2017 un obiettivo alla portata è abbassare tutti i personali. E crescere, crescere, crescere. Costruire per i prossimi anni».

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