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Dal Molin, un pezzo di storia della 24 ore di San Martino

Il responsabile del Club Subacqueo sarà al Polisportivo per la 44ª volta. «Per noi è sempre una grande festa»

BELLUNO. È vigilia di 24 ore di San Martino. Un evento, l’ora in pista, che dal 1974 è un riferimento assoluto per il podismo bellunese ma anche un evento di riferimento per tutto lo sport provinciale.

Un pezzo importante di storia bellunese la 24 ore. Una manifestazione nata come gesto di ribellione alla mancanza di impianti nel capoluogo, poi divenuta tradizione. Quasi mezzo secolo di corsa, di fatica, di entusiasmo e anche di festa per la San Martino.

Quasi mezzo secolo di cui è testimone privilegiato Luigino Dal Molin. Nel novembre del 1974 fu uno dei 24 che diede il via alla storia, vale a dire Giulio Pavei, Beniamino Sitta, Franco Carazzai, Franco Dall’O, Luigino Bristot, Giovanni Knapp, Roberto D’Incà, Andrea Moro, Luciano Reolon, Luigi Zampieri, Luigino Viel, Ugo Michelotto, Lino Zandomenego, Vanni Lucchitta, Ennio Cugnach, Ugo De Bon, Maurizio Da Rold, Rino Fusina, Andrea Fiabane, Dario Tormen, Demetrio Rela, Ivan Ducapa e Dino Tadello.

Da allora Dal Molin c’è sempre: prima “solo” come atleta (14. 650 km la sua migliore prestazione), poi come atleta e responsabile di squadra, ultimamente “solo” come responsabile di squadra. La squadra è il Club subacqueo, formazione che vanta un record: quella dell’imminente fine settimana per i “subacquei” sarà la 40ª partecipazione. Nessuno fedele come loro.

«Saremo al via per la 40ª volta proprio nell’anno in cui festeggiamo i 40 anni di fondazione», spiega Dal Molin. «Un piccolo grande record, il nostro, che cercheremo di onorare al meglio. Un nostro record è anche quello rappresentato dal fatto di essere stata la prima squadra ad allestire una tenda, poi divenuto stand attrezzato che è stato, ed è ancora, un luogo di incontro e di festa. Ambizioni agonistiche? Non abbiamo mai avuto velleità particolari, abbiamo sempre veleggiato nelle posizioni di retrovia, pur avendo schierato anche qualche buon atleta: per noi la 24 ore è stata sempre un’occasione di sport senza esasperazione, un’occasione per ritrovarsi in un clima di serenità. Credo pure che abbiamo dato l’opportunità di correre in pista a tante persone che altrimenti mai l’avrebbero fatto».

Dal Molin, che è uno di coloro che vanta il maggior numero di ore girate (oltre trenta partecipazioni) sul tartan del polisportivo («credo di essere alla pari con Adriano De Biasi») sarà al polisportivo con la fiaccola che ha caratterizzato gli esordi.

«I primi anni sono stati tempi davvero pioneristici» dice ancora
Luigino. «Siamo partiti in pochi, grazie all’entusiasmo di tante persone che alla 24 ore hanno dedicato tempo e risorse. Ora la manifestazione è cresciuta, ma continua ad avere un’atmosfera coinvolgente: la partecipazione numerosa che si rinnova ad ogni edizione sta lì a dimostrarlo».

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