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«Belluno, ambiente sano e squadra competitiva»

Roberto Vecchiato non conferma, ma parla già da nuovo allenatore 

TRENTO. No, in questa intervista Roberto Vecchiato mai dirà ufficialmente che sarà allenatore del Belluno nella prossima stagione. D’altronde, impossibile aspettarsi qualcosa di diverso: è legato fino al Trento fino alla data del 30 giugno, e in fondo non sarebbe neppure rispettoso nei confronti del pur amico Ivan Da Riz.

Però la realtà è che finiti i vari campionati la firma diventerà concreta, consentendo così a Vecchiato di tornare a guidare i gialloblù dopo lo splendido quadriennio 2013-2017. L’accordo c’è, le idee pure. Serve una firma ma sarà quasi una formalità.

C’era stata pure una voce legata all’interesse dell’Union Feltre, ad un certo punto. Parlerà anche di questo tra qualche riga. Intanto, però, abbiamo provato a farci raccontare qualcosa di cosa sarà del suo futuro e del futuro del Belluno. Che poi siano in realtà strettamente legati, lo sappiamo.

Mister Vecchiato. A lei non piacciono le scelte all’apparenza “più facili”. Dopo il primo anno di Belluno poteva andare a guidare il Real Vicenza nei professionisti, ma preferì dire di no.

«Andò così, quella volta. Io conoscevo e conosco tutt’ora molto bene il patron Diquigiovanni. Mi chiese di andare da loro, ma senza patentino avrei avuto bisogno di un prestanome. Non lo so se altri avrebbero accettato; di sicuro a me non parve una scelta corretta e restai a Belluno. D’altronde, nella mia carriera, quando ho ascoltato e seguito troppo gli “altri” a volte mi sono pentito. Meglio scegliere con la propria testa».

Lei non me lo dirà mai, allora le pongo così la domanda: cosa potrebbe spingerla, un giorno, a tornare a Belluno in una piazza dove ha già fatto il (quasi) massimo possibile? Insomma, qualcuno sostiene che non si possa fare meglio.

«Se capiterà di essere di nuovo allenatore del Belluno in futuro, lo farei perché la squadra è competitiva e l’ambiente è sano, composto da persone perbene. Nel calcio d’oggi questo vale tantissimo. Poi in qualsiasi posto tu vada, sia esso un ritorno o una prima volta, le difficoltà e le incognite non mancano. Ma il resto sono dicerie, luoghi comuni in grado di essere smentiti da un momento all’altro».

Però l’impressione è quella di un Belluno che non partirà esattamente alla pari con le big del campionato, ma anzi dovrà puntare forte sul proprio vivaio, non potendosi permettere spese folli.

«Io non so gli obiettivi del Belluno il prossimo anno. In generale, però, posso dire una cosa: ho imparato che quello che si dice in primavera - estate va dimostrato sul campo. Il primo anno in gialloblù dovevamo salvarci e siamo finiti quarti. Insomma, l’importante è avere le idee chiare e questo vale dalla serie A in giù».

Adesso sulla panchina del capoluogo siede Ivan Da Riz, amico e tuo vice due anni.

«Da quando ci siamo conosciuti i contatti sono quotidiani. Avevo pochi dubbi sul fatto che iniziasse bene, però vorrei dire una cosa: non si pensi che questi sei punti siano stati facili o scontati. Insomma, la squadra non otteneva due vittorie di fila da settembre... Per quello di sicuro non penso capiterà più che lui svolga il ruolo di mio vice. Ha le capacità per allenare da solo, assolutamente».

Come sono stati i mesi dopo l’esonero di Trento?

«Ho cercato di staccare un po’, ma certo non del tutto. Sono andato a visionare allenamenti di società professionistiche, ogni domenica una partita, però senza l’assillo del lavoro settimanale che un po’ di energie te le toglie. Come sempre alcune cose ti convincono, altre meno».

Nel girone C quale squadra ti ha colpito maggiormente?

«A livello tecnico e di palleggio l’Arzignano, anche se non ce la farà a vincere il campionato».

Gli attuali 48 punti rispecchiano fedelmente il campionato di Belluno e Union Feltre?

«Non lo posso dire perché non conosco certe dinamiche. Da fuori vedi solo il 10% di quanto avviene in settimana. Sai, lo scorso anno abbiamo terminato il girone d’andata a 18 punti, per poi totalizzarne 32 nel ritorno: è stata una delle stagioni più belle della mia carriera. Abbiamo fatto un’impresa nonostante tantissimi infortuni, tra l’altro spesso casuali: la mano di Corbanese, tre spalle… insomma, solo dall’interno percepisci se stai facendo il massimo».

A proposito, i cugini verdegranata hanno appena visto un grande ribaltone sulla panchina. Ma Tormen l’ha cercata per il prossimo anno?

«Con Toni ho un ottimo rapporto, abbiamo lavorato tanto assieme. Però mai ci siamo seduti attorno ad un tavolo chiedendoci i nostri rispettivi programmi».

Sa che a Feltre, appena circolato il suo nome, i tifosi hanno iniziato a sperare in un suo approdo verdegranata?

«E mi fa tanto piacere. Al di là delle idee, un allenatore deve saper aggregare le persone, rendendole partecipi nei rispettivi ruoli di quanto avviene nel corso di una stagione. Se sono apprezzato anche dagli avversari è positivo: vuol dire che hanno capito il mio rispetto sempre presente nei confronti degli altri».

Torniamo al Belluno, e questa è una domanda che le pongo indipendentemente da chi allenerà il prossimo anno. La squadra gialloblù poggia su un gruppo storico di giocatori, ma qualcuno inizia a preoccuparsi di chi potrà, pian piano, prendere il loro posto nelle prossime stagioni. Lei che idea ha?

«Penso di parlare a ragion veduta, avendo visto più loro che i miei figli negli ultimi quattro anni. Ne ho girati di spogliatoi, ma quel gruppo è speciale, va fuori dalla normalità. Poi stiamo parlando di ragazzi con ancora 5, 6, anche 10 anni davanti. E comunque nel settore giovanile stanno crescendo giovani con un buon futuro davanti».

Quando sapremo dove andrà Vecchiato il prossimo anno?

«Una volta terminati i vari impegni ufficiali. Adesso come adesso sto solo facendo il tifo per il Trento, che spero si salvi».

Niente rancore? Sul serio?

«Perché dovrei? Insomma, certe storie non vanno a finire bene, ma se ci si lascia in maniera educata non bisogna per forza guardarsi in cagnesco a vita. Per me Trento resta

una piazza che ho nel cuore».

Mister, chi arriva davanti tra Belluno ed Union Feltre?

«Magari chiuderanno pari…».

Vorrebbe dire che i gialloblù arriverebbero prima, complici gli scontri diretti a favore. Ma questo, probabilmente, Vecchiato lo sa.

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