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Cadore, quattro gradini per il paradiso

La squadra di Enrico Ben dilaga a Sarmede e approfitta della sconfitta del Fiori Barp per volare in Prima categoria

SARMEDE. Cadore d’oro. Quattro gioielli, a Sarmede e la squadra di Enrico Ben scappa in Prima categoria, con una giornata di anticipo. Subito una cassa di birra in campo e un guardaroba di magliette celebrative: davanti la scritta “Viaggio in prima classe” sopra una coloratissima locomotiva mai vista alla stazione di Calalzo e dietro “Campioni di Seconda categoria 2017/2018”. Un lungo e altissimo coro, forse sentito anche a Vittorio Veneto: «Se ne va, la capolista se ne va». Grandi sorrisi e fontane di lacrime. La festa esplode, quando via WhatApp arriva la certezza che il Fiori Barp ha perso a Farra d’Alpago ed è irrefrenabile, tra il prato un po’ consumato, lo spogliatoio, il bar dello stadio e l’A27, per tornare a casa. Tardi.

I cadorini hanno fatto fatica nel primo tempo, tra il caldo ormai estivo e le motivazioni dei trevigiani, trovando il vantaggio solo su rigore di De Mattia, per poi esagerare nella ripresa, quando gli avversari hanno cominciato ad attaccare alla disperata e a difendere troppo alti, con il risultato di farsi infilare tre volte in contropiede. Intanto, dall’Alpago arrivavano messaggi sempre più dolci e, alla fine, saranno molti quelli con le congratulazioni dalle altre società del girone. Bravi e basta.



Palo e vantaggio. Sarmede aveva accolto il Cadore come il paese delle fiabe e il lieto fine non è mancato, anche se è costato tanto sudore. Per cominciare, il legno colpito da Iannacone su punizione, dopo una trentina di secondi. I bellunesi hanno le idee chiare su cosa bisogna fare e ci provano anche con un destro alto di Da Corte. I trevigiani ringhiano su ogni pallone e cercano di rispondere, perché hanno a loro volta bisogno di punti, ma in chiave playout o salvezza: Enrico De Luca non prende la porta, mentre la botta di Andreetta è una scampanellata alla porta di Bernabè, che chiude in angolo. Il Cadore passa a metà frazione: Cavalet punta Feltrin sulla destra dell’area e per l’intervento del difensore rossoblù non serve il Var: dal dischetto De Mattia spiazza Martinuzzi di destro. Non mancano le legnate e, in una mezz’oretta, si conteranno quattro cartellini nel Sarmede: Gherardo, Feltrin, Dassiè e Buffo. Quest’ultimo sarà pericoloso nel finale, con un rasoterra controllato da Bernabè.

Tre reti in un quarto d’ora. Thè freddo nell’intervallo, aggiornamento confortante da Farra e nuove energie per il Cadore, che segna di nuovo dopo cinque minuti: il destro in corsa, da posizione periferica, di Romano scavalca Martinuzzi. Poco dopo, De Mattia riceve da Da Corte e se ne va in discesa libera, concludendo con un tocco chirurgico. Infine, Romano, che sorprende la linea difensiva rossoblù ancora troppo avanzata e firma la quarta rete, sull’uscita del portiere. Chiuso il discorso: niente può togliere la promozione al Cadore, tranne una rimonta del Fiori Barp. Lo stesso Romano potrebbe anche farne un altro, ma stavolta il nuovo entrato De Martin devia in volo.

Conto alla rovescia. Il Sarmede non molla, comunque. Guadagna calci d’angolo e, a sei minuti dalla fine, chiede senza averlo un rigore per un intervento di Bravin su Buffo. L’ultima emozione è un tiro di Ivan De Luca, che Bernabé respinge. Dalla tribuna, arrivano notizie in tempo reale sempre più incoraggianti e, al termine, sarà lo speaker a decretare la vittoria del campionato del Cadore. Mischia a centrocampo, salto sotto la gradinata e primo giro di birre. Domenica altra festa contro il Comelico.



 

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