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È il Giro numero 25 per Luigino Moro

Ciclismo. Il trichianese è uno degli storici massaggiatori della corsa rosa. «Pantani e Bartoli due campioni immensi»

BELLUNO. Nella carovana del Giro 101 c’è anche Luigino Moro. Trichianese (nato però a Valdobbbiadene) trapiantato in Romagna, classe 1956, un passato di quattro stagioni da ciclista professionista (con la Inoxpran di capitan Giovanni Battaglin), Moro è uno dei massaggiatori più quotati nel mondo delle due ruote.

Ha cominciato la sua carriera di massaggiatore agli inizi degli anni Novanta, con la Navigare Italbonifiche, per proseguire poi con la Carrera, la Mg, la Mercatone Uno, la Mapei. Più recentemente, la Liquigas. Ma anche la nazionale.

Da quest’anno è alla Bmc, lo squadrone statunitense che tra le proprie fila annovera, tra gli altri, Rohan Dennis (maglia rosa per qualche giorno a inizio Giro), Alessandro De Marchi, Richie Porte e Greg Van Avermaet.

«Di Giri d’Italia da massaggiatore ne ho fatti venticinque, mentre da corridore solo uno, quello del 1982», racconta Moro. «La mia esperienza come atleta nel gruppo dei professionisti è stata breve: quattro anni, dal 1979 al 1982, gli anni di Battaglin, Saronni, Moser e Hinault. Ho corso il Tour, il Giro e la Vuelta. In Spagna nel 1981, proprio l’anno nel quale vinse Battaglin. I corridori che più mi hanno impressionato? Senza Dubbio Moser e Hinault».

Perché una carriera così breve?

«Dopo una discreta attività da dilettante, nella quale ho vinto poco perché non avevo spunto veloce, ho cercato di capire che cosa avrei potuto fare tra i professionisti. Resomi conto che non sarei andato lontano, ho preferito costruirmi un futuro diverso. Ho frequentato la scuola per diventare massaggiatore e, dopo un po’ fuori dall’ambiente, sono rientrato nel ciclismo. Ho cominciato con la Navigare di Bruno Reverberi per continuare poi con diverse squadre e pure con la nazionale»

Quali sono stati gli atleti che più la hanno colpita?

«Due in particolare. Uno è Marco Pantani, con il quale ho lavorato alla Carrera nel 1993 e poi alla Mercatone Uno nei due favolosi anni 1997 e 1998. L’altro è Michele Bartoli, ragazzo dotato di classe immensa. Se ne vedono pochi come lui».

Qual è il lavoro di un massaggiatore al Giro?

«Si inizia alle 7, con la preparazione dei panini che serviranno durante la giornata ad atleti e staff. Poi, una parte di noi va con le ammiraglie ai rifornimenti, l’altra all’hotel d’arrivo per far trovare agli atleti le valige e il lettino dei massaggi pronto. Poi facciamo i massaggi. Un’ora di lavoro per ogni corridore. Finiamo di lavorare dopo le 22. Ogni massaggiatore ha due atleti: io a questo Giro curo l’irlandese Nicolas Roche e il belga Loïc Vliegen. Alla Bmc a questo Giro siamo in cinque massaggiatori, più un osteopata. Negli ultimi anni il lavoro è divenuto più facile. Ad esempio, ora ogni squadra ha un cuoco e questa figura ci permette di concentraci maggiormente sul nostro specifico mentre prima dovevamo

spaziare maggiormente come compiti».

Un tempo si diceva che il massaggiatore era il confidente dei corridori.

«Una volta era così. Adesso lo siamo molto meno perché viviamo nell’era dei telefonini. Che non restano spenti nemmeno durante il massaggio».

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