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Bez: «San Giorgio grande occasione»

L’attaccante longaronese torna in provincia dopo la D a Belluno e una lunga militanza fra Lazio e Triveneto

SEDICO. A Sedico per tornare a farsi apprezzare dal pubblico bellunese. Ivo Bez, quasi trentotto anni, uno degli attaccanti bellunesi più forti degli ultimi quindici anni, torna a giocare in provincia di Belluno.

Lo fa approdando, come noto da un po’, al San Giorgio Sedico, società che da ormai un paio di stagioni cerca, senza fortuna, la promozione in serie D, sempre sfumata ai playoff.

Quella serie D che Ivo Bez conosce molto bene, avendoci giocato per una decina di campionati. Longaronese, classe 1980, attaccante di peso, arriva a vestire la maglia biancorossoceleste dopo aver viaggiato per tutto il Triveneto e dopo una lunga esperienza in Lazio.

Nel Bellunese potrebbe chiudere la sua carriera. Il suo sogno? Farlo con una promozione. Ivo Bez, dopo una vita nei campi di calcio lontano dal Bellunese, finalmente il ritorno in provincia, al San Giorgio Sedico.

Da dove nasce questa scelta?

«Era da un po’ di tempo che volevo tornare giocare nel Bellunese. Di recente si è presentata la possibilità di andare al San Giorgio Sedico e l’ho colta al volo. Arrivo in una squadra che l’anno scorso ha sfiorato il salto di categoria e approdo a Sedico per cercare di riuscire a conquistare, stavolta, questa benedetta promozione».

Cosa conosci già dell’ambiente biancorossoceleste? L’allenatore? Quali giocatori?

«Conosco bene Radrezza e Brustolon. Con Simone, in particolare, ho giocato insieme ai tempi del Belluno. Quanto a mister Bruno Gava, non mi ha mai allenato, ma bene o male lo conosco. E poi diversi con giocatori ci ho giocato contro».

Arrivi a Sedico per…

«Per fare meglio dell’anno scorso, perché questo dev’essere sempre l’obiettivo con cui si comincia una stagione. E già il San Giorgio Sedico ha disputato una buona stagione, arrivando ai playoff. Ma si può e si deve cercare di fare ancora meglio. Quanto alla mia ultima stagione, a Vittorio Veneto è andata bene: eravamo una squadra molto giovane, con due o tre giocatori più vecchi come me. Potevamo fare ancora meglio, ma nel complesso è stata un’annata positiva. Personalmente sto molto bene sul piano fisico e non vedo l’ora di dare il mio contributo».

Che stagione ti aspetti?

«Sinceramente penso che sarà un campionato più difficile di quello passato, perché ci saranno almeno tre o quattro squadre più attrezzate. Noi, però, dobbiamo soltanto pensare ad essere lì, sempre a testa alta, e a lavorare tanto per cercare di fare bene. Penso sia difficile però la squadra è quella dell’anno scorso, pur con qualche integrazione, e ce la metteremo tutta».

Se si riavvolge il nastro fino ai primi anni Duemila si vede Ivo Bez che ancora indossa la maglia del Longarone…

«L’ho vestita per quindici o sedici anni, dalle giovanili fino alla prima squadra. Nel mezzo ho avuto anche delle brevi parentesi al Cavarzano e alle giovanili del Ponte nelle Alpi. Ma è dal Longarone che sono passato al Belluno…».

Com’è arrivata la chiamata nella squadra del capoluogo?

«Quell’estate partecipavo al torneo dei bar di Ponte nelle Alpi. Ero reduce da una retrocessione con il Longarone, dalla Seconda alla Terza categoria, e Roberto Padrin mi ha detto: “perché non provi ad andare a giocare a Belluno?». E così ho fatto”».

Iniziano così le due stagioni in gialloblù.

«Il Belluno allora era appena retrocesso in serie D dalla C2. Quei due campionati sono stati, probabilmente, quelli che mi hanno regalato le maggiori emozioni e che mi hanno dato le maggiori soddisfazioni, assieme all’esperienza al Montebelluna e a quella di Trieste, dove ho potuto giocare in uno stadio vero e proprio: un’emozione incredibile. E quell’anno ho giocato, da avversario, anche contro il Belluno…».

La stagione in cui hai segnato di più, invece?

«È stata quella all’Albalonga: ventisei o ventisette reti. I cinque anni a Roma sono stati indimenticabili. Perché? Semplicemente perché Roma è Roma. E c’è tutto un altro modo di vivere il calcio».

Sin qui le maggiori soddisfazioni. Nel capitolo delle delusioni, invece, cosa metti?

«Delusioni, nel calcio, ce ne sono sempre. Ma alla fine si compensano con le emozioni che questo sport ti regala. Quando retrocedi, quando perdi, ovviamente è sempre un dispiacere. Ma sono più le gioie, quelle che regala il calcio. Rimpianti? Pochi».

Ivo Bez, arrivato in serie D a 25 anni con la maglia del Belluno, mette a segno 9 reti il primo anno, 13 il secondo. Subito dopo si trasferisce a Montebelluna, poi a Jesolo, quindi a Trento. In seguito inizia la sua avventura laziale, al Fidene di Roma-Settebagni (è lì che vince

il campionato d´Eccellenza e disputata la serie D, l’anno successivo), all’Albalonga, alla Nuova Sorianese e al Fondi. Chiusa la parentesi romana, Bez torna nel Nordest dove veste le casacche della Triestina, dell’Adriese, della Piovese, del Caldiero Terme e del Vittorio Veneto.

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