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Pelmo d’oro ai fratelli De Donà a Svaluto Moreolo e a Perco

Saranno ricordati anche gli scomparsi Lorenzo Massarotto e Sergio Reolon Un riconoscimento a Franco Perlotto di Recoaro per la solidarietà

BELLUNO. Il cadorino Ferruccio Svaluto Moreolo per l’alpinismo in attività, i fratelli agordini Bruno e Giorgio De Donà per la carriera alpinistica, la feltrina Daniela Perco per la cultura alpina, Franco Perlotto di Recoaro Terme per la solidarietà, una menzione speciale alla memoria al padovano Lorenzo Massarotto. E la novità di quest’anno: il premio speciale Dolomiti Unesco, voluto dalla Fondazione, assegnato a Sergio Reolon, di recente scomparso.

Questi i nomi di coloro che riceveranno il “Pelmo d’Oro”, premio annuale itinerante, istituito dalla Provincia di Belluno nel 1998, finalizzato a riconoscere i meriti di persone, enti, associazioni che si sono contraddistinti per l’impegno a fare della valorizzazione di ambiente e risorse montane, della conoscenza di storia, cultura e tradizioni delle comunità delle Dolomiti bellunesi.

Quella di quest’anno, per il premio, è un’edizione speciale, visto che si tratta della ventesima. Il comune ospitante sarà Mel, bandiera arancione del Touring Club Italiano. La cerimonia di premiazione è in programma sabato 29 luglio, alle 10.30 in piazza Papa Luciani, nel giardino Palazzo Guarnieri. Essenziale la collaborazione della “casa comune” di Cai, Cnsas, Guide alpine e di Grafiche Antiga di Crocetta del Montello, che hanno anche dato il loro sostegno economico.

«Ogni anno si presenta un parterre più ampio di persone premiabili», hanno sottolineato due membri della giuria, Roberto De Martin, past president del Cai e presidente del Trento Film Festival, e Loris Santomaso, già direttore responsabile della rivista “Le Dolomiti Bellunesi”. «Gli assegnatari di quest’anno hanno fatto conoscere il nostro territorio in tutti i continenti».

Svaluto Moreolo, nato a Domegge nel 1959, conta nella sua carriera più di 150 nuove vie di elevata difficoltà, aperte in special modo nelle Dolomiti del Cadore. Ha portato il nome dell’alpinismo bellunese anche in Groelandia, Nepal e nelle Ande. «Fratelli nella vita, per sangue e lavoro», come spiegano i giurati, Bruno e Giorgio De Donà (San Tomaso Agordino, 1953 e 1958), hanno scritto pagine memorabili nella storia dell’alpinismo italiano ed extraeuropeo.

Daniela Perco (Brunico, 1953), dal canto suo, ha saputo nelle sue numerose attività evidenziare e interpretare spirito e valori delle popolazioni rurali montane. Ideatrice del Museo etnografico di Seravella, è antropologa, autrice e curatrice di numerose pubblicazioni.

Perlotto viene invece premiato per la sua attenzione alle azioni di solidarietà e come esperto di emergenze e di cooperazione in decine di paesi di vari continenti. La menzione alla memoria è assegnata a Massarotto, un alpinista che sulle pareti «più imponenti delle montagne bellunesi ha lasciato un’impronta indelebile, rivoluzionaria per stile e coerenza».

E la Fondazione Dolomiti Unesco ha voluto riconoscere «una vita all’insegna dell’impegno civile per il bene comune, a sostegno della montagna abitata, della giustizia sociale e dei diritti civili» assegnando un premio speciale a Reolon, scomparso a gennaio di quest’anno.

«Vent’anni di “Pelmo d’Oro” sono un traguardo importante», hanno evidenziato tutti gli organizzatori. Che hanno però sollevato anche qualche preoccupazione. «Il premio, per poter continuare a vivere, ha bisogno di essere riconosciuto dal territorio», ha detto Francesco Carrer, presidente Cai regionale. «Il sostegno deve arrivare non solo dalla “casa comune”, ma anche dal mondo politico, imprenditoriale ed economico». A lanciare lo stesso messaggio Alex Barattin, delegato del Soccorso alpino bellunese, ed Ennio Angelo De Simoi, alla guida del Cai di Feltre: «Se vogliamo trovare sponsor bisogna agire in modo lungimirante», ha affermato
quest’ultimo, «e in primo piano deve esserci la politica». «Cogliamo questi spunti e ci impegniamo a coinvolgere in un progetto comune diversi soggetti, affinché questo premio possa continuare a vivere ancora per tanti anni», ha risposto Serenella Bogana, presidente della Provincia.

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