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Il “grand tour” alpino passa per le Tre Cime

Il simbolo delle Dolomiti nel racconto di Simone Corte Pause

AURONZO. Quando si ascoltano le storie di chi vive la montagna qualcosa, anche in chi non ha mai scalato in vita sua, vibra dentro. È l’incanto della natura che ogni giorno attrae sulle Dolomiti grandi e piccoli, vicini e lontani. Per questo motivo per commentare la foto di Irene Biz - uno scatto che cattura la magia delle Tre Cime di Lavaredo - la rubrica Belluno Meraviglia ha scelto Simone Corte Pause, un uomo che ha fatto della montagna il suo lavoro e la sua missione: guida alpina e volontario Cnsas, conosce ogni spigolo, ogni ascensione del monumento naturale che tutto il mondo ci invidia. «Le Tre Cime di Lavaredo sono il nostro simbolo» spiega Corte Pause, «dal punto di vista alpinistico è una montagna per tutti perché il versante sud offre arrampicate abbastanza facili mentre su quello nord sono più impegnative. In Tre Cime ho fatto tante vie ma la Comici, di settimo grado, è una delle più belle. Arrivano anche dal Giappone per arrampicare lì».

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Un vero e proprio grand tour in versione nipponica. «In estate ci sono tantissimi turisti giapponesi» spiega la guida alpina, «hanno mete molto specifiche: visitano Venezia, poi vengono sulle Dolomiti e chiedono di vedere le Tre Cime. Poi si spostano sul Cervino o vanno a Chamonix per vedere il monte Bianco. E non sono gli unici a voler vedere le Tre Cime. Gli alpinisti arrivano da tutto il mondo ma per affrontare vie così difficili è necessaria non solo preparazione ma anche affiatamento. Bisogna aver fatto qualche altra via insieme, io devo conoscere il grado di preparazione dell’alpinista che accompagno».

Il legame tra le Dolomiti e il Sol Levante non si esaurisce con la visita dei turisti giapponesi sulle nostre montagne. A Hokkaido, la più settentrionale delle isole nipponiche, le condizioni climatiche contribuiscono a creare un paradiso per gli sciatori. «È uno dei posti migliori al mondo per lo scialpinismo» spiega la guida, «sono appena tornato da un viaggio in cui ho accompagnato degli sciatori a fare freeride».

Una testimonianza, quella del nostro ospite di questa settimana, che non sarebbe completa senza qualche nota di contesto: raggiungiamo Simone Corte Pause al cellulare in serata, dopo una giornata passata sulla Marmolada a -30 gradi. È la sua passione, il suo lavoro: accompagnare gli alpinisti su quelle vette che lui conosce palmo a palmo. Sembra un po’ stupito per questa strana richiesta. Non è un’intervista, non è un commento tecnico, quello che chiediamo è un racconto che arricchisca la cartolina delle Tre Cime di Lavaredo inviataci da una lettrice in occasione del concorso fotografico Belluno Meraviglia. «Che coincidenza» commenta, «anni fa, quando ero appena entrato nel Soccorso alpino, ho fatto un video da quella prospettiva. Quel materiale oggi viene usato spesso dal Cnsas e rivedendo la foto mi fermo a pensare a come siano cambiate le cose in questi anni». Come tecnico di elisoccorso, Corte Pause ha visto l’evoluzione degli interventi in montagna. «I primi anni venivamo chiamati anche 15 volte in un’estate sulle Tre Cime. Di giorno, di notte, con la pioggia. Da quando la stazione del Soccorso alpino di Auronzo è intervenuta per sistemare le calate in doppia dalle cime, questo non succede più».
 

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