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Il ministro D’Inca ai centri vaccini: «Profilassi contro virus e crisi»

Prima dose ricevuta da quarantamila bellunesi. Ieri la visita nelle sedi attive della Val Belluna.
Uno spot per AstraZeneca: «Mia moglie e i miei genitori già vaccinati, vi dico che funziona»

BORGO VALBELLUNA

La campagna vaccinale sta andando bene. A dirlo è Federico D’Incà in persona. Ieri mattina il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha visitato i centri vaccinali di Trichiana e Lentiai, ubicati nelle relative palestre comunali, per poi soffermarsi in quello di Mel, dove ha avuto modo di intrattenersi con il personale sanitario, i volontari della Protezione civile e gli anziani in attesa di essere immunizzati, accompagnato dal sindaco Stefano Cesa e da due auto dei carabinieri, che lo hanno scortato all’interno della struttura.

I dati

Anche in provincia di Belluno si sta accelerando molto con le immunizzazioni. Una velocità che è stata impressa già a partire dalla settimana scorsa con sedute vaccinali soprattutto per over 80 ai drive- in e l’avvio della profilassi per i settantenni. Sabato, ad esempio, secondo i dati resi noti da Azienda zero, sono state vaccinate 2. 097 persone nell’Ulss 1 Dolomiti su una popolazione target, cioè di età superiore ai 16 anni, pari a 178. 940. Dall’inizio della campagna vaccinale partita il 27 dicembre 2020 all’altro ieri sono state somministrate 39.720 dosi, pari al 22% dei bellunesi.

La visita del ministro
La parola d’ordine che arriva dal governo e a cascata dalla Regione e dall’azienda sanitaria bellunese è quello di vaccinare il più possibile. Una cosa possibile con l’arrivo di nuove e numerose forniture previste in settimana. «Stanno arrivando ulteriori milioni di dosi con cui inizieremo veramente a percepire quante saranno le persone vaccinate, da quelle che conosciamo fino alle categorie fragili, soprattutto quelle con più di settant’anni», ha detto il ministro nella sua visita al centro vaccinale di Borgo Valbelluna.

Una volta misurata la temperatura, tra saluti di commiato e sorrisi, D’Incà ha avuto modo di soffermarsi sull’andamento delle vaccinazioni a livello nazionale e non solo. «Io ho la fortuna nella mia famiglia di avere mio padre e mia madre che hanno avuto AstraZeneca e pure mia moglie, che insegna è stata sottoposta alla stessa tipologia di vaccino, quindi posso in qualche modo fornire l’esempio buono. Io ancora non sono vaccinato e aspetto il mio turno, ma posso dire anche al popolo bellunese che questo vaccino e anche gli altri funzionano bene, perché sono sicuri. Essi possono aiutarci ad uscire dalla pandemia prima di tutto, poi dalla crisi economica che si è abbattuta in maniera molto violenta su tutto il territorio nazionale».

Per quanto riguarda le fasce d’età, a chi toccherà prossimamente? «Continueremo chiaramente ad abbassarle, secondo quanto previsto dal piano vaccinale. Speriamo di poter raggiungere in brevissimo tempo i 500mila vaccinati al giorno, perché il nostro obiettivo è questo, quindi scendendo dall’attuale fascia settanta – ottant’anni a quella dei sessantenni e settantenni fino ad arrivare alla fascia cinquanta – sessant’anni. Il passo successivo consisterà infine nel concentrarci sul resto della popolazione, diminuendo sempre più le età di riferimento», sottolinea il ministro. Per quanto riguarda invece gli operatori sanitari, in alcuni ospedali qualcuno di loro aveva rifiutato di sottoporsi alla somministrazione del vaccino.

Lei che ne pensa? È giusto che si vaccini il personale sanitario, o no? «Io dico che è assolutamente giusto e necessario che gli operatori si vaccinino. Al di là delle considerazioni personali, il vaccino è l’unico strumento che abbiamo per superare la pandemia. Il Covid non guarda in faccia se tu credi o meno alla scienza, se sei vax oppure no vax. Il Covid ti colpisce e ti può uccidere. L’unica possibilità esistente è vaccinarsi. Quindi consiglio a tutti gli operatori sanitari di fare un passo in avanti, così come a tutti i nostri conoscenti».

Per coloro che lavorano a stretto contatto con i pazienti malati, la vaccinazione deve essere resa obbligatoria? «Io sono convinto che dobbiamo semplicemente continuare ad insegnare e a spiegare alle persone la bontà dei vaccini e dare l’esempio quotidiano, ognuno di noi, con dei gesti concreti. La mia famiglia è fiera di essere stata vaccinata e di poter essere sicura in questo momento, di non essere colpita dalla malattia», ha poi concluso D’Incà. —

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