Chicchi di grandine grandi come pesche: agricoltura in ginocchio

Danni pesanti a Cesiomaggiore, ma anche a Santa Giustina, Borgo Valbelluna e Quero: pronta la richiesta di stato di calamità

BELLUNO. Mais, soia, vite, melo, fagioli, piccoli frutti, ortaggi, tutti rasi al suolo, soprattutto dalle parti di Cesiomaggiore e di Santa Giustina. Nel Feltrino, in Valbelluna e lungo il Piave, fino a Quero, i danni arrivano anche al 30%. Per saperne qualcosa in più, bisognerà attendere gli ispettori dell’Avepa che domani saranno sul territorio per una ricognizione più puntuale, che dovrà motivare la richiesta dello stato di calamità. Richiesta allo studio, in queste ore, dei tecnici della Regione, per affidarla al governatore Luca Zaia. Si presume, in ogni caso, che non si sia lontani dal milione di euro.

Chicchi di grandine come palline da ping-pong hanno bersagliato le colture, già colpite più volte durante questo mese, facendo disastri nella zona di Cesiomaggiore. Da Soranzen a Fianema, da Pullir a Busche, fino a Cesana, la mitragliata di tempesta è stata di una pesantezza unica, tanto che solo ieri mattina, dopo circa una quindicina di ore, i “ghiaccioli” si sono consumati. Coltivazioni di ortaggi e soia spianati, i campi di mais che erano un po’ indietro forse ripartono, ma dove erano avanti forse non faranno più produzione.

Irrimediabilmente segnati i vigneti. «Danni incalcolabili», così il presidente provinciale Coldiretti Alessandro De Rocco. «In tante aziende, nulla è rimasto dopo la violenta grandinata di domenica pomeriggio, neppure le strutture agricole con serre e tunnel: completamente distrutti. E stalle crivellate dai chicchi grandi come pesche. Le piante sono state totalmente atterrate e, se per caso qualcosa si è salvato, inevitabilmente disseccherà nei prossimi giorni con un raccolto che ormai sembra totalmente compromesso».

Già ieri mattina, peraltro, gli agricoltori erano alle prese con i trattamenti per recuperare il recuperabile. «I nostri produttori stanno compiendo le verifiche nei campi», spiega Enzo Guarnieri, vicepresidente di Confagricoltura Belluno e presidente del Consorzio Coste del Feltrino, «ma sappiamo che la tempesta ha colpito duro a Cesiomaggiore, Pederobba, Cesio e Santa Giustina. I produttori colpiti hanno avuto mediamente danni attorno al 30 per cento, ma c’è anche qualcuno che ha perso tutta l’uva».

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