Scomparso mentre faceva canyoning nel Maè: dato per morto alla famiglia, è stato trovato vivo

Le ricerche durante la notte tra domenica 5 settembre e lunedì 6 settembre (foto Soccorso Alpino)

L’uomo, zoldano di 43 anni, è stato trovato in ipotermia. Il soccorso alpino: «Ci dispiace aver contribuito a diffondere la triste notizia iniziale, ma non avremo mai potuto sperare in questo esito straordinario»

Recuperato nel torrente Maè, la pozza che aveva tradito Giacomo e i suoi soccorritori

LONGARONE. L’avevano dato per morto, anche nella comunicazione alla famiglia. Ma quello dei soccorritori, che stanno operando in condizioni molto difficili, è stato un terribile equivoco: Giacomo Sacchet, il 43enne zoldano non rientrato a casa dopo un’escursione di canyoning nel torrente Maè, è vivo. Spaventato e in ipotermia, ma vivo.

Le ricerche da parte del Soccorso alpino, dei Vigili del fuoco, della Guardia di Finanza e dei Carabinieri erano scattate ieri sera (domenica 5 settembre) ed erano riprese questa mattina. Verso le 10, la squadra del Gruppo forre del Soccorso alpino e speleologico Veneto aveva trovato le corde che scendevano bloccate in una pozza inavvicinabile per la forza della corrente. Quando i soccorritori avevano cercato di tirarle, queste si erano sganciate dall'imbrago, costringendoli ad organizzarsi per affrontare un recupero assai rischioso e forse impossibile con quella portata in quattro metri cubi d'acqua. La squadra si era quindi attrezzata con un arpione lungo sei metri, per tentare di sondare la vasca, mentre si procedeva con la richiesta della chiusura quasi totale del minimo deflusso vitale della diga di Pontesei a monte.

Nel momento in cui uno dei soccorritori si era avvicinato al flusso con una frontale per provare a guardare al di là della cascata, si era intravisto un piede e poi il volto dell'uomo. Era vivo, lasciando commossi tutti.

Giacomo si era calato dalla cascata ieri verso le 10. Trascinato verso il basso dal flusso, era riuscito ad agganciarsi con una mano alla roccia ed era stato spinto dalla corrente all'interno di una grotta di un paio di metri, dove si trovava da ieri mattina. Quando si era sentito tirare, aveva sganciato lui le corde pensando potessero servire e si era avvicinato alla cascata, nel preciso istante in cui un soccorritore stava guardando nella sua direzione, solo perché era convinto di aver visto uno zaino. I soccorritori sono quindi riusciti a passargli una corda, con la quale si è assicurato all'imbrago e, con tutte le forze in loro possesso, lo hanno trascinato oltre il flusso della cascata e fuori dalla corrente della pozza. Recuperato con verricello dall'elicottero del Suem di Pieve di Cadore, Giacomo è stato trasportato all'ospedale di Belluno per i dovuti accertamenti. L'elicottero ha poi provveduto a recuperare anche la squadra.

“Ci dispiace aver contribuito a diffondere la triste notizia iniziale, ma non avremo mai potuto sperare in questo esito straordinario”, scrive il soccorso alpino

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