La seggiovia di Frassenè è arrivata al capolinea

Inaugurata nel lontano 1956, sembra ormai destinata alla definitiva chiusura Il sindaco Zanvit sconsolato: «A valle non c’è più niente. È la fine di un’epoca»

AGORDINO. La “piccola Cortina” ora rischia di non vedere più funzionare la seggiovia, il suo emblema. Giorni tristi quelli che si vivono a Frassené Agordino, in Comune di Voltago, che seguono ad altri altrettanto tristi che hanno visto uno a uno chiudere gli alberghi e le strutture ricettive che un tempo facevano del paese una perla del turismo dolomitico.

L'anno del 90° anniversario del glorioso gruppo sportivo locale potrebbe infatti essere quello della definitiva chiusura della seggiovia che dal centro del paese porta al Rifugio Scarpa-Gurekian e a Malga Losch, punto di partenza per escursioni verso il Col di Luna e ascensioni sul “Gigante di Pietra”, l'Agnèr.

«La seggiovia potrebbe ancora andare», dice sconsolato il sindaco di Voltago, Bruno Zanvit, «certo c'è una manutenzione straordinaria da fare secondo le norme, ma non sarebbe nemmeno quello il problema. La questione è presto detta: il proprietario dell'infrastruttura è Renato Martignago, il fratello dell'ex gestore del Rifugio Scarpa. Fino a che tale binomio è rimasto in piedi il funzionamento della seggiovia era possibile . Ora che la gestione del rifugio è cambiata, tutto diventa più difficile».

La storia. La seggiovia di Frassené (la prima in Agordino) nasce nel 1956 quando in paese il turismo tira ancora e a Cortina vanno di scena le olimpiadi invernali. «Era una monoposto», ricorda Zanvit, «che durò fino al 1984 quando venne creata una società mista pubblico-privato che realizzò la bi-posto attuale. Nel 1992-93 la società però fallì e seguirono alcune annate con la Promotour». Nel 2001-02 l'impianto venne dunque acquistato da Martignago, che l'ha fatto funzionare fino allo scorso anno. «I costi di gestione sono alti», spiega Renzo Martignago, fratello di Renato, che fino allo scorso aprile ha gestito il Rifugio Scarpa con la moglie Maria Teresa De Marco. «Personalmente vedo la seggiovia solo in abbinamento con il rifugio, per il quale era senz'altro un qualcosa in più. Ora l'impianto è in vendita: finora abbiamo avuto solo un contatto di uno che però voleva smontarla e portarla altrove. D'altronde tenerla lì non è facile, occorrerebbe ci fossero dei progetti per delle nuove piste».

Un paese in declino. È la cornice quella che manca e su questo concorda anche Bruno Zanvit che, da cittadino, da commerciante e da amministratore ha visto in questi anni il declino di un'area che non comprende solo Frassené, ma l'intera Conca Agordina. «Non credo che la seggiovia verrà riaperta», dice, «a valle non c'è più niente, non ci sono più alberghi e a questo punto l'impianto diventa una semplice teleferica. D'inverno si puntava sulle gare domenicali, ma ormai tutti vogliono accaparrarsele. Niente, è la fine di un'epoca e dispiace tantissimo perché per la seggiovia erano stati fatti degli sforzi enormi».

Il rifugio vive. Se la vita della seggiovia sembra dunque segnata, quella del Rifugio Scarpa-Gurekian (che il 9 settembre compie cent'anni e che oggi è gestito da Aron Lazzaro) va invece sostenuta. «Stiamo ultimando il tratto di strada silvo-pastorale che conduce fino alla Rafadora», conclude il sindaco Zanvit, «e successivamente parteciperemo al bando sul prossimo Piano di sviluppo rurale per compiere anche l'ultimo pezzo che porta al rifugio. In questa maniera contiamo di andare incontro alle esigenze dei gestori per il trasporto del materiale».

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