A Taibon passa il referendum un flop a Pieve di Cadore

Nel comune agordino più del 52% dei votanti si è espresso per il passaggio al Trentino mentre in quello cadorino si è presentato alle urne soltanto il 22% degli aventi diritto

BELLUNO. Quorum raggiunto per il referendum di Taibon Agordino, mentre non ce la fa Pieve di Cadore. Con il 52% di voti positivi Taibon festeggia la vittoria della consultazione e lancia un messaggio forte di malessere a Venezia e a Roma, dando il via all’iter istituzionale per l’autonomia. Restano invece fermi a un misero 19% i “si” nel paese di Tiziano Vecellio.

I risultati. A Pieve di Cadore si sono presentati ai quattro seggi 779 persone (pari al 21.91%), su un totale di 3.555 residenti aventi diritto al voto. Di questi, sono 701 quelli che hanno detto sì al passaggio al Friuli Venezia Giulia (19%). Un risultato che lascia l’amaro in bocca, non solo al comitato referendario, ma anche alla stessa sindaco Maria Antonia Ciotti: «Credevo nella valenza di questa consultazione». Da notare la scarsa affluenza, la più bassa tra i nove comuni andati alle urne quest’anno(Feltre, il peggiore fino a ieri, si era fermato al 32%).

Stappano lo spumante, invece, i referendari di Taibon. Qui alle 16 l’esito del referendum era ormai chiaro: su 1.806 persone aventi diritto al voto, si sono presentati alle urne in 976; 944 di questi (pari al 52%) hanno votato sì. Pochissime in entrambi i Comuni le schede bianche (6 a Pieve e 2 a Taibon) e nulle (3 a Pieve e 1 a Taibon).

Esultano a Taibon. «Ce l’abbiamo fatta. È stata dura, perché dovevamo fare i conti con i quasi 400 iscritti all’Aire, ma alla fine la gente ha capito il messaggio e ha sostenuto la nostra battaglia», commenta a caldo uno delle colonne del comitato referendario, il giovane Paolo Cadorin. La possibilità che si potesse raggiungere il quorum ha iniziato a farsi avanti una volta superato abbondantemente il muro del quorum (54.04%), poi lo spoglio ha portato la conferma. «Abbiamo brindato davanti ai seggi», racconta raggiante Cadorin. «Le istituzioni dovranno prendere atto di questa nostra scelta, con la quale gettiamo le basi per la costituzione di una regione autonoma dolomitica».

«Un’affluenza così elevata», confessa Cadorin, «ce l’aspettavamo, ma non ci credevamo fino all’ultimo».E annuncia una festa ufficiale con tutta la popolazione «che ringraziamo per l’appoggio datoci, nel fine settimana. Credo che la gente abbia sentito l’esigenza di lanciare un segnale forte ai vertici legislativi».

E poi confessa: «Abbiamo sgobbato tanto, abbiamo parlato con tanta gente, spiegando loro cosa volevamo con questo referendum. I mass media ci hanno aiutato, ma quello che ha fatto la differenza è stato il contatto diretto famiglia per famiglia. Credo, inoltre», conclude Cadorin, «che la popolazione abbia apprezzato anche l’impegno di noi giovani: siamo consapevoli di quanto sta accadendo intorno a noi e volenterosi di cambiare le cose».

Sprizza felicità anche il sindaco Loretta Ben, che si è trovata ai seggi insieme ai ragazzi del comitato per festeggiare. E ha portato pure i pasticcini. «È passato alla grande il referendum», esclama. «Siamo contenti e speriamo che questa voce di disagio venga tenuta in considerazione sia in Regione, dove giace il contenitore vuoto dello statuto e dell’articolo 15, sia a Roma, perché guardi al grido di aiuto di una provincia incuneata tra due cugine a statuto speciale».

Il pensiero del sindaco Ben va poi ai ragazzi del comitato e al loro sforzo in questa battaglia: «Sono contenta per loro, hanno dimostrato di avere a cuore il futuro di questo territorio. Chiediamo maggiore autonomia decisionale, non di passare in Trentino».

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