La Regola di Dosoledo non molla Campotrondo

Comelico Superiore. Dopo l’addio al campeggio di Johann Happacher Zandonella Golin spiega perché crede ancora nel villaggio turistico in Valgrande

DOSOLEDO. Johann Happacher ha alzato bandiera bianca, per lui la questione del campeggio in Valgrande è chiusa. Lo ha detto chiaro e tondo, qualche mese fa, e lo ha ribadito con un atto notarile attraverso il quale ha restituito alla regola di Dosoledo il diritto di superficie di 99 anni (sul terreno Foglio 15, Mappale 12) che gli era stato concesso. Rinuncia a tutto e se ne torna al di là del passo Monte Croce, a gestire il suo camping, il Caravan Park di Sesto, uno dei più rinomati d'Europa; mantenendo in Comelico la gestione dello chalet del Lago di S. Anna, al Passo di Sant'Antonio, che collega Padola con Auronzo. Ma la Regola di Dosoledo non vuole mollare, anzi rilancia. «Adesso che, pur con qualche fatica a causa della difficile congiuntura economica e delle lungaggini del fondo Brancher», spiega Stefano Zandonella Golin, amministratore della Regola, «sta prendendo forma il Giro delle Cime, collegamento sciistico con la Pusteria, è chiaro che una struttura ricettiva in quella posizione diventa ancora più interessante».

Il posto in questione, infatti, si trova a Campotrondo, in un'area costeggiata proprio dalla pista di collegamento, lo skiweg, che da passo Montecroce porta fino allo stabilimento delle Terme di Val Grande. Dal quale poi, per mezzo di un pullman, gli sciatori possono rientrare verso Padola. «Dobbiamo riprendere in mano con coraggio quel progetto, perché molte cose sono cambiate e oggi quello che allora venne stoppato, potrebbe essere realizzato. Perché davvero i tempi sono cambiati; in più abbiamo avuto la testimonianza diretta di quanto il coraggio di un imprenditore come Franz Senfter e della sua Sextner Dolomiten sono già riusciti a fare. Ma di certo non vanno ripetuti gli errori del passato». Ovvero: «Forse per mancanza di diplomazia all'epoca non riuscimmo a far condividere alla popolazione questo progetto, che trovò una forte opposizione interna da parte di chi vedeva nel villaggio la rovina della valle. Qualcuno stigmatizzò che si volesse ipotecare il futuro di una straordinaria risorsa come Valgrande, affidandosi a un “foresto” e senza verificare possibili soluzioni ed offerte alternative. Qualcun altro si chiese quale spazio sarebbe stato dato agli operatori turistici locali per nuove iniziative».

Un clima non certo favorevole. «Oggi invece credo che tutti siano consapevoli che l'immobilismo non paga; che di immobilismo si muore, mentre gli altri corrono per sopravvivere. Io credo che, affidato a mani esperte, il progetto di villaggio turistico potrebbe partire, anche grazie al collegamento sciistico».

La Regola di Dosoledo dunque si farà promotrice di un altro progetto? «Ci stiamo ragionando, di certo noi allo sviluppo del territorio ci teniamo perché dobbiamo garantire ai giovani la possibilità di continuare a vivere in montagna. E mi aspetto che la prossima amministrazione comunale sappia fare gli investimenti necessari affinché di questo possibile sviluppo tragga vantaggio non solo Padola, ma anche Casamazzagno, Candide e Dosoledo.”

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