Alzheimer, cresce il numero dei malati

Ma i posti per i casi più gravi spesso non sono sufficienti e allora si punta a tenere il paziente a casa curato dai familiari

BELLUNO. Demenza e Alzheimer: sempre più anziani affetti da queste patologie in provincia di Belluno. Una malattia che sta dilagando visto anche l’aumento dell’età media della popolazione e che necessita di particolari attenzioni e di maggiori posti nelle strutture di cura. Una malattia che ora rientra nella sfera del sociale, ma che in molti chiedono sia annoverata tra i livelli essenziali di assistenza rientrando cioè nel sistema sanitario. Nella provincia di Belluno, secondo un’indagine condotta l’anno scorso dalla Regione Veneto, la percentuale di demenza intercettata dai servizi nel 2009 è stata del 16%, salita al 17% nel 2010, mentre il tasso di demenza nel 2010 in provincia è stato pari al 21%.

Una percentuale che se confrontata con le altre province risulta più bassa, considerata anche la popolazione totale ma che interessa il 21% della popolazione ormai: cioè uno su cinque quando raggiunge la terza età viene colpito dalla demenza o dall’Alzheimer. «I Lea cioè i livelli essenziali di assistenza escludono sia le demenze senili sia l’Alzheimer perché le considerano patologie non lesionistiche per la persona e non aggressive verso gli altri, attegiamenti tipici dei malati psichiatrici. Invece, è tutto il contrario perché nella fase acuta tutti questi sintomi compaiono», precisa Franco Piacentini responsabile dell’Auser veneto che aggiunge: «La demenza è una patologia degenerativa del sistema neurologico, ma non sono considerato una persona malata. Ora se mi mettono in una struttura devo pagarmi il 60% delle spese, se invece sono un malato della sanità rientro nei Lea e non pago».

Attualmente nelle due Usl bellunesi ci sono due servizi di alta protezione Alzheimer o Sapa con 10 posti ciascuno dove vengono ospitati per un periodo di tempo determinato (max 90 giorni) i malati in fase acuta. Negli altri casi, vengono tenuti tra i non autosufficienti. Ma visto che l’intento è quello di mantenere queste persone il più possibile a casa è partita la formazione dei volontari e dei familiari e presto partirà il cosiddetto “progetto sollievo” regionale dedicato alle persone con demenza iniziale gestito da volontari e supervisionato dal gruppo Alzheimer della Sera spa.

Il tema dell’anziano fragile sta venendo alla ribalta con prepotenza, come la stessa Regione nella delibera per il progetto Sollievo ha indicato, costringendo gli enti pubblici ad avviare una nuova fase di programmazione per rispondere in maniera adeguata alle esigenze. Nel tempo si sono costituiti i nuclei Alzheimer, ma non sono più sufficienti anche perché come rilevano tutti gli operatori la demenza sta interessando anche le persone dai 40 anni in su. Quindi servirebbero più posti anche nelle strutture, ma oggi visti i costi della sanità e del sociale e i tagli, si cerca di far tenere a casa il più possibile queste persone aiutando e formando i familiari e i volontari che sostengono e supportano la famiglia dove c’è il malato. «C’è una graduatoria anche per i 10 posti del nucleo Alzheimer che alle volte è lunga, alle volte si esaurisce presto, a seconda di quando arriva la domanda rispetto alla disponibilità di posti», precisa Santin.

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