Mini alloggi bocciati dal Consiglio di Stato Sì al ricorso di Colle

La querelle nata sulle metrature minime nel Comune ladino sostenuto anche da altre amministrazioni bellunesi e venete

BELLUNO. Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso presentato dal comune di Colle Santa Lucia per difendere le metrature minime degli alloggi e frenare la proliferazione dei mini appartamenti turistici.

Di fatto il Consiglio, con un pronunciamento del 17 febbraio, rigetta la sentenza del Tar che, nell’agosto 2012, dava ragione alla ditta Savim Srl autorizzandola a costruire tre nuovi palazzi da sei alloggi ciascuno nel Comune ladino.

Il comune di Colle Santa Lucia difeso dagli avvocati Stefano Gattamelata ed Enrico Gaz contro Savim s.r.l., rappresentata dagli avvocati Vincenzo Pellegrini e Luigi Manzi, nella sua battaglia non era solo. In adiuvandum, ossia in aiuto, erano intervenuti nel ricorso anche i Comuni di Cortina, Falcade, Rocca Pietore e Zoldo Alto, rappresentati e difesi dagli avvocati Stefano Canal e Renzo Cuonzo, e l'Associazione Regionale Comuni del Veneto, rappresentata dall'avvocato Antonio Ferretto.

Una sentenza importante, quella ottenuta dal piccolo Comune di Colle, che ha valenza per tutti i comuni turistici montani perché di fatto si bloccano gli appetiti speculativi e il proliferare di “abitazioni chiuse”, ovvero quegli appartamenti impiegati solo per brevi periodi che rimangono poi privi di occupanti per il resto dell’anno.

«È la sentenza che ci attendevamo», ammette il sindaco di Colle, Oscar Troi, «il Consiglio di Stato ha infatti affermato in maniera piena ed inequivocabile, l'intangibile potestà del Comune di regolare autonomamente le specifiche qualità fisiche che devono avere gli edifici e le loro pertinenze, come l'ampiezza delle relative superfici».

La vicenda inerente le “abitazioni chiuse” ha origini lontane. Per contrastare il nascere di queste abitazioni, nel 2005, il Comune di Colle Santa Lucia indicò una metratura minima di 70 metri quadrati, poi alzati ad 80, per ogni unità abitativa.

Questo limite fu definito «non congruo» dalla sentenza del Tar. Colle poi ricorse al Consiglio di Stato che gli ha dato ragione. Tutti i dettagli della vicenda legale e l'importanza che questa sentenza riveste per il territorio saranno spiegati stamattina in conferenza stampa dal sindaco Troi, dall'avvocato Ganz e dai rappresentanti dei Comuni che hanno ricorso in adiuvandum. Per Cortina ci sarà l'assessore all'Edilizia e all'Urbanistica, Stefano Verocai, che ha seguito la vicenda. «A Cortina il limite per la metratura minima è diverso da quello di Colle», spiega Verocai, «noi avevamo deliberato in giunta una metratura minima che è passata dai 56 metri quadrati ai 46 metri quadrati, per consentire ai residenti che avevano un appartamento di ampie dimensioni di realizzarne due più piccoli da destinare ai propri figli. Abbiamo tuttavia ricorso in adiuvandum sia perché è corretto appoggiare le amministrazioni limitrofe sia perché se la sentenza del Tar non fosse stata rigettata dal Coniglio di Stato, da noi tutte le baracche in zona B, avrebbero potuto diventare mini appartamenti con i condoni preannunciati dal Governo. Purtroppo non è una novità che le località montane facciano gola agli appetiti speculativi ed è per questo che le varie amministrazioni si battono da sempre affinché sia lasciato ai Comuni il potere decisionale. La Sentenza del Consiglio di Stato di fatto ammette che è il Comune che deve decidere le ampiezze e questo è importante perché le amministrazioni hanno a cuore la tutela del territorio e non si vedrà un proliferare di mini appartamenti aperti solo pochi giorni l'anno».

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