Una strada alternativa per la Baita dei Cacciatori

Canale. Il sindaco De Rocco punta a ripulire e riaprire il percorso secondario Ieri è stata emessa l’ordinanza per vietare l’accesso al sentiero del Cai “689”

CANALE D’AGORDO. «Lavoriamo per ripristinare il sentiero secondario che garantisca l'accesso alla Baita dei Cacciatori».

In attesa della perizia finale del geologo da inviare in Provincia per decidere il da farsi relativamente alla frana caduta sabato sul sentiero 689 dell'Alta via dei Pastori sotto le Cime d'Auta, il sindaco di Canale, Rinaldo De Rocco, annuncia un vertice per trovare il modo di far uscire dall'isolamento il rifugio della zona. Ieri infatti il sindaco ha emesso l'ordinanza per vietare l'accesso al sentiero Cai 689 nel tratto da Pian de le Fratte a Baita Papa Giovanni Paolo I e al sentiero Cai 697 nel tratto dove si interseca con il sentiero 689 nelle adiacenze del rifugio Baita dei Cacciatori fino alla Baita di Colmont. Interdetta al transito, a scopo precauzionale, è anche la zona in località Le Fontane compresa tra Pian de le Fratte-Baita Cacciatori-Baita Giovanni Paolo I-Baita Colmont.

«Stamattina (ieri, ndr), ha detto De Rocco «ho parlato con la Provincia che mi ha detto di inviare la perizia del geologo in modo che possano fare le loro valutazioni e vedere in che maniera intervenire. L'altro passo che intendo però compiere è di organizzare un incontro con il Comune di Falcade, il geologo, il tecnico e il Cai per vedere come operare per ripristinare il sentiero secondario che raggiunge la Baita dei Cacciatori. Occorre sistemarlo e pulirlo, ma forse i volontari hanno già fatto qualcosa». De Rocco ha parlato al telefono anche con Rino Da Rif, il proprietario del rifugio rinnovato da pochi anni, per rassicurarlo su un pronto intervento e per confermargli che la struttura non è in una situazione di pericolo. Più lunga appare invece la strada che porterà a intervenire sulla frana il cui fronte è stato calcolato in 25 metri per 120 di profondità e della quale colpiscono in particolare due massi uno di 2000 e l'altro di 6000 metri cubi.

«Probabilmente» dice Vittorio Fenti, il geologo interpellato dal Comune «si tratta di un macereto di una frana antica. Erano sassi che si trovavano uno sull'altro in un equilibrio precario. Le infiltrazioni idriche dovute anche allo scioglimento della neve hanno probabilmente ridotto le resistenze e la frana è venuta giù».

Sulle possibili soluzioni Fenti ha ancora dei dubbi. «Si può pensare a delle operazioni di disgaggio», dice, «ma anche alla demolizione di quell'enorme masso da 2 mila metri cubi». Rimane poi sempre la questione dei soldi necessari per l'intervento. «Si tratta di trovare i fondi» dice il sindaco di Canale «tra l'altro colgo l'occasione per chiedere dove sia finito il milione di euro promesso all'Alto Agordino e al Comelico in seguito ai danni causati dalla neve».

Gianni Santomaso

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