Altro terremoto in Luxottica, anche Cavatorta lascia il gruppo

Se ne va il successore di Guerra: Del Vecchio voleva al timone il consulente Milleri. Alcuni membri del cda vicini a dimettersi. Attesa per la reazione dei mercati

AGORDO Enrico Cavatorta, da poco più di un mese amministratore delegato di Luxottica, lascia l’incarico che aveva assunto appena 42 giorni fa ed esce definitivamente dall’azienda. La decisione è giunta al termine di un lungo e sofferto incontro con il patron Leonardo Del Vecchio, durato quasi tre ore, durante il quale sono apparse chiare le divergenze strategiche tra il fondatore presidente e il manager trevigiano, dal 1999 nel gruppo, che finora aveva riscosso la fiducia e la stima di larghissima parte del top management del gruppo di Agordo.

Un nuovo terremoto, dunque, al vertice della più importante azienda del Veneto. Con i riflettori dei mercati accesi sin dal mattino, e con mezzo consiglio di amministrazione che potrebbe essere vicino alle dimissioni, in aperto dissenso con le ultime scelte del fondatore. Del Vecchio, dopo aver «licenziato» Andrea Guerra, sembra deciso ad affidare la leadership a un manager finora sconosciuto ai grandi board ma molto vicino all’attuale moglie, Nicoletta Zampillo, madre del giovane Leonardo Maria. Il suo nome è Francesco Milleri, è esperto di informatica e da alcuni anni consulente dell’azienda. Una scelta che ha il sapore del salto nel buio per un gruppo che realizza più di 7 miliardi di ricavi ed è quotato alla Borsa di Milano e di New York.

Cavatorta aveva raccolto l’eredità di Andrea Guerra con la clausola che sarebbe stato affiancato presto da un secondo amministratore delegato. Non appena Del Vecchio, due settimane fa, ha mostrato l’intenzione di coinvolgere Milleri quale secondo amministratore Cavatorta avrebbe eccepito sul percorso professionale del manager e sulla risposta dei mercati e dei quadri aziendali. Di qui lo scontro con il fondatore e la conseguente uscita: il manager è stato invitato a vendere tutte le sue azioni Luxottica. Così nei giorni scorsi Delfin ha acquistato da Cavatorta circa 550 mila azioni, pari a un valore di 22,38 milioni di euro. La holding di Del Vecchio le ha acquistate direttamente dal manager a un prezzo medio pari a 40,69 euro per azione. La nuova, traumatica uscita del secondo amministratore delegato nel giro di poco più di mese si intreccia con la richiesta da parte di Nicoletta Zampillo, attuale moglie di Del Vecchio e madre di uno solo dei sei figli dell’industriale, di rivendicare il 25% della cassaforte Delfin. Per questa ragione l’industriale ha incaricato lo studio Erede di predisporre un piano di successione per i sei figli: una soluzione che era già stata approfondita tre anni fa, senza tuttavia giungere a un accordo tra i diversi rami familiari.

Una situazione che rischia di complicarsi se il fondatore, che nel frattempo si è ripreso deleghe esecutive, non chiarirà in tempi brevi le strategie industriali del gruppo e la mappa della governance. Il punto vero è che, per soddisfare la richiesta dell’attuale moglie, gli altri cinque eredi dovrebbero retrocedere ciascuno del 4 per cento delle rispettive quote. Uno scenario impensabile perché si tradurrebbe nella rinuncia, agli attuali corsi di borsa, di mezzo miliardo di euro in valore ciascuno. Tra oggi e domani il consiglio di amministrazione e, solo al termine, è attesa una nota dell’azienda.

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