Saldo negativo per le imprese bellunesi

Manifattura, costruzioni, commercio e gli altri settori perdono un centinaio di attività nel primi nove mesi del 2014

BELLUNO. Il segno meno non risparmia nessuno. Manifattura, commercio, ristorazione. In tutti i comparti il saldo delle imprese bellunesi è negativo. È questo il quadro dell’economia provinciale secondo i dati diffusi dall’ufficio studi della Confcommercio su dati Movimprese: il saldo tiene conto sia di quante nuove imprese sono nate sia di quante abbiamo ceduto sotto il peso della crisi, tenendo conto anche delle cessazioni d’ufficio, nei primi nove mesi del 2014.

Ad avere la peggio sono le imprese nel settore del commercio, che registra un saldo negativo di 53 unità. Segue a poca distanza il settore delle attività manifatturiere, che ha perso 30 imprese. I servizi di alloggio e ristorazione, invece, registrano a settembre del 2014 un - 28 rispetto all’inizio dell’anno. Non va meglio nelle costruzioni, dove il saldo negativo è di 23 unità. Sugli stessi livelli il dato (- 25) per quanto riguarda gli altri settori come per esempio trasporti, informazione e comunicazione, attività finanziarie e assicurative, attività immobiliari, agenzie di viaggio, attività sportive e di intrattenimento.

«Questi dati non mi stupiscono» spiega Luigi Curto, presidente della Camera di commercio bellunese, «a fine 2013 siamo scesi per la prima volta sotto le 15 mila imprese, una soglia che non avevamo mai toccato. È preoccupante, anche perché il trend non migliora e c’è una minore propensione a fare impresa. Purtroppo i benefici che ci sono stati riconosciuti recentemente, penso alla legge sulla specificità, non hanno ancora avuto attuazione e non hanno prodotto alcune effetto. Anzi, i fondi per l’ente provinciale bastano a malapena. Tanto più che, nel campo dell’economia, ci vuole tempo perché queste iniziative diventino un volano. I benefici che siamo riusciti ad erogare come Camera di commercio si sono moltiplicati sul territorio ma per il 2015 ci sono stati chiesti dei tagli in bilancio».

Particolarmente preoccupante la situazione del commercio. Il settore registra in generale un saldo negativo di 53 unità, di cui 48 solo nel settore del commercio al dettaglio. D’altra parte gli ultimi anni sono stati contraddistinti da un calo nei consumi che si è accentuato nel corso del 2013. Per quanto riguarda il Pil i dati elaborati dall’ufficio studi Confcommercio sulla base dei dati Istat evidenziano la differenza tra il calo del Pil tra il 2008 e il 2012 nel Bellunese (- 0,7% di variazione media annua per abitante in termini reali) e quello nel 2013, - 1,9%. Sul fronte dei consumi, sempre per il Bellunese, nel quadriennio 2008-12 il calo è stato dell’1,7%, passato al - 2,7% solo nel 2013.

«Questi dati riflettono la situazione economica di tutto il nostro comparto» spiega Paolo Doglioni, presidente di Confcommercio Belluno, «le attività più piccole fanno fatica a sopravvivere per la burocrazia asfissiante, costosissima ed inefficace. Ma in generale c’è una mancanza di fiducia nel futuro e le persone spendono meno. Noi stiamo puntando su sistemi come il franchising pilotato ma abbiamo la necessità che le persone tornino nelle città, abitandole. Solo così apriranno anche delle botteghe».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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