Ambientalisti e alpinisti contro le biciclette da neve

Luigi Casanova

Casagrande (Cai Auronzo): «Basta, la montagna non è un luna park» Casanova (Mw): «Impiantisti e Dolomiti Unesco fermino subito questo scempio»

CORTINA. La bici al posto degli sci? «Non sia mai». Ambientalisti e mondo dell’alpinismo fanno scudo contro la fat bike, la nuova moda della discesa in bici sulla neve.

«La montagna non è un luna park», mette subito le mani avanti Massimo Casagrande, presidente del Cai di Auronzo. Gigi Casanova, portavoce di mountain Wilderness, va ancora più in là. Detto tutto il male possibile di questa pratica, fra l’altro inventata ancora negli anni ’80 da un suo conterraneo, un verde trentino, che discese il Rosa in rampichino, invita espressamente i gestori degli impianti di risalita e soprattutto delle piste a vietare le due ruote, seppur quelle grosse, lungo i tracciati da loro gestiti.

«È vero che la tradizionale pratica dello sci è in crisi, soprattutto alle quote più basse; è pure vero che da Mw al Cai, ad altre organizzazioni sollecitano le comunità locali a individuare forme alternative di turismo invernale sulle terre alte, ma la discesa in bici della montagna innevata non è certo una prospettiva sostenibile, va anzi in direzione opposta a quella auspicata», spiega Casanova. È una pratica improponibile anzitutto lungo il variegato e complesso sistema dei tracciati dedicati allo sci, per i danni che si materializzerebbero. È tanto meno suggeribile fuori delle piste, per ragioni di sicurezza e poi di compatibilità ambientale. Per l’esponente degli ambientalisti «le conseguenze per la fauna, dal passaggio in ambienti protetti, risulterebbero deleterie».

La fat bike, per la verità, è presente con qualche successo dalle parti di Col Gallina, quindi in un ambiente limitato. È pur vero che gli appassionati si stanno moltiplicando e gli organizzatori di questa nuova disciplina stanno offrendo appuntamenti in diverse località delle Dolomiti.

«Mi auguro che il fenomeno si limiti ai tentativi di una sperimentazione, quale è oggi; in giro se ne vedono ben poche di queste biciclette», sottolinea Casagrande. «Il Club alpino osserva, quanto meno con perplessità a questa e ad altre mode del genere e spera che i consorzi turistici, alla ricerca di sempre nuove alternative allo sci, non consegnino il loro futuro ad attività di così scarsa caratura».

Il turismo in espansione, ogni anno di più, è quello naturalistico, l’opposto quindi della frequentazione chiassosa delle alte quote. Da qui anche l’impegno del Cai, a tutti i livelli, contro l’eliski e l’abuso delle motoslitte, quindi per l’introduzione di regole severe in questo settore. Secondo Casanova non si può tergiversare nel dire di no, nel fare opposizione. «So che i gestori delle piste da sci sono preoccupati, però prendono tempo prima di pronunciarsi. Invece lo stop dovrebbero darlo subito», insiste il portavoce di Mountain Wilderness, «perché una moda, quando ha preso piede, è difficile da estirpare».

Per l’ambientalista dovrebbe essere la stessa Fondazione Dolomiti Unesco a pronunciarsi esplicitamente, tanto più che la sua contrarietà è già evidente.

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