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Il Cadore rinuncia alla presidenza

BELLUNO. Il Cadore sotterra l’ascia di guerra e rimane in attesa della prossima mossa che, a questo punto, tocca alla Valbelluna. Nuovo passo verso l’elezione del presidente del Consorzio Bim, una...

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BELLUNO. Il Cadore sotterra l’ascia di guerra e rimane in attesa della prossima mossa che, a questo punto, tocca alla Valbelluna. Nuovo passo verso l’elezione del presidente del Consorzio Bim, una saga che va avanti dallo scorso autunno dato che a differenza delle elezioni provinciali non ci sono vincoli temporali per la nomina. Inoltre per l’elezione serve un’ampia maggioranza tra i sindaci.

Da qui la necessità, prima di convocare le riunioni formali, di una serie di incontri ufficiosi per decidere le linee guida da seguire come quello che si è tenuto giovedì sera in Cadore. Una riunione che segna un cambio di prospettiva rispetto al passato, una sorta di dichiarazione di “non belligeranza” da parte di un territorio che aveva lasciato capire chiaramente che non gli sarebbe dispiaciuto avere sia la presidenza della Provincia che quella del Consorzio Bim.

Il nome che il Cadore aveva in mente, infatti, era quello di Mario Manfreda, sindaco di Lozzo di Cadore e attuale vicepresidente del Consorzio con funzioni di reggente. Per settimane le indiscrezioni lo davano come uno dei nomi in lista nonostante gli accordi presi prima delle elezioni provinciali e che prevedevano l’alternanza, sia per geografia che per sensibilità politica, tra le due principali cariche del Bellunese, la Provincia e il Consorzio Bim.

Secondo le indiscrezioni la riunione avrebbe sancito il tramonto dell’ipotesi Manfreda a favore del rispetto dei patti presi in precedenza. Ad una condizione, anzi due. Il presidente del Consorzio dovrà essere il sindaco di un piccolo Comune ed essere gradito sia alla vallata cadorina che a quella agordina. Insieme, è bene ricordarlo, sarebbero in grado di rendere l’elezione un terno al lotto dato che vale il principio “una testa, un voto” e che la somma dei sindaci di Cadore e Agordino grossomodo equivale a quella di Valbelluna, Alpago e Feltrino.

Il patto sancito dal “tavolo dei saggi” (composto da dieci sindaci scelti dai loro colleghi amministratori per trovare una soluzione al rebus delle elezioni provinciali) ha però una pecca: prevede infatti l’alternanza geografica tra parte alta e parte bassa della provincia - identificate dai due Gal - mentre il Consorzio Bim si è storicamente retto sull’alternanza tra le tre vallate (Cadore-Longaronese-Zoldano, Agordino, Bellunese-Alpago-Feltrino). Nonostante questo il Cadore ha deciso che i patti vanno rispettati: ora tocca alla Valbelluna fare il suo nome che potrebbe essere deciso nella riunione - anche questa informale - convocata per la prossima settimana. A quel punto il Cadore e l’Agordino si incontreranno nuovamente per dare il loro beneplacito. Solo a quel punto si potrà votare. Gli orientamenti della politica sembrano convergere verso l’Alpago, territorio rimasto escluso dall’ultimo consiglio provinciale: in pole position c’è il nome del sindaco di Pieve d’Alpago Umberto Soccal.

Valentina Voi

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