Quote latte, i timori degli allevatori «Senza certezze»

Vertice a Strasburgo, assenti i rappresentanti politici veneti Il presidente di Lattebusche: «Ci sentiamo dimenticati»

STRASBURGO. L'assenza di rappresentanti politici della Provincia e della Regione dal tavolo europeo sul latte ha gettato nello sconforto i rappresentanti di Lattebusche, che si sono sentiti dimenticati, per non dire ignorati.

«Sono dispiaciuto che a questo incontro non abbia partecipato nessuno dei nostri politici», non nasconde Augusto Guerriero, presidente della cooperativa, «si vede che il Veneto non considera la provincia di Belluno una regione montana: forse la nostra Regione non si rende conto che ci siamo ancora, ma noi lotteremo per farle vedere che siamo ancora vivi».

Dal tavolo allestito martedì pomeriggio a Strasburgo per discutere delle conseguenze che le zone alpine subiranno con la fine delle quote latte, Guerriero ha raccolto due cose: «Una grande preoccupazione dai nostri colleghi di montagna rispetto alla remunerazione e alla valorizzazione del latte e una scarsa risposta da parte del commissario Hogan sul principio delle domande che gli venivano rivolte. Le sue risposte sono state generiche, la sostanza è che delle regioni alpine si dovranno preoccupare prima di tutto gli Stati di appartenenza. Oggi (martedì, ndr) abbiamo capito che davvero non si torna più indietro. Per il Bellunese però l'abolizione delle quote non sarà il problema più importante», considera il presidente, «a intimorirci devono essere la situazione di mercato, i consumi in difficoltà dovuti anche alla sovraproduzione di latte che si è già registrata lo scorso anno, l'embargo della Russia, la situazione socio-economica».

Le certezze, in questo momento, sono davvero poche: «Lattebusche non è in grado di garantire nulla ai suoi conferenti: siamo un'azienda della provincia che dovrà combattere in un mercato globale formato da molti competitor, della pianura italiana come delle multinazionali, in un mercato libero dove nello stesso punto vendita si potranno trovare decine e decine di marchi diversi. La sola garanzia che possiamo dare è quella di offrire prodotti diversi, che hanno una tracciabilità e una provenienza di materia prima specifica della provincia. Dobbiamo entrare sul mercato con prodotti di qualità, insegnando al consumatore a distinguerli. Faremo di tutto per poter restare sul mercato», assicura Guerriero, «anche se non sempre le condizioni economiche riescono a premiarci. La volatilità dei prezzi e la poca trasparenza nel mercato del nostro settore sono il nostro più grande pensiero». L'acconto versato ai conferenti di latte è già stato abbassato rispetto al 2014, «ma questo non vuol dire che non sarà un 2015 a livello. Anche se in questo momento non ci sono le condizioni per poter dire con certezza che questo possa avvenire».

Il vicepresidente Germano De Bortoli si dichiara ancora più pessimista: «Nessuna delle misure annunciate aiuterà veramente i nostri produttori di latte. Per proteggerli veramente, l'Unione europea dovrebbe riservare una parte dei suoi fondi per sostenerli economicamente, calcolandone l'importo sulla base della differenza tra il prezzo medio a cui viene venduto il latte e il prezzo a cui dovrebbe essere venduto nelle singole aziende per garantirne la sopravvivenza».

Assieme a loro c'era anche Pierangelo Sponga, in rappresentanza dell'ordine vetererinari della provincia e responsabile del servizio sanità animale dell'Usl 2: «Voglio sottolineare l'alta qualità della filiera bellunese del settore lattiero-caseario dal campo alla tavola, sia dal punto di vista dei prodotti, sia nell'ambito della sanità e del benessere animale», afferma al microfono nello spazio lasciato agli interventi dal pubblico, «le problematiche del settore sono molto cogenti, ma noi siamo convinti che confrontarci con realtà molto vicine e simili a noi sia una possibilità da non perdere. Per questo motivo», annuncia a sorpresa, «stiamo per formalizzare una Federazione con l'ordine provinciale veterinari di Trento per ottimizzare le sinergie, al fine di raggiungere gli obiettivi comuni per quanto riguarda gli interventi sulla filiera produttiva e su tutte le problematiche di ordine veterinario. Questo è un primo passo, nell'ottica di un possibile allargamento ai colleghi della provincia di Bolzano e in futuro anche ai territori della montagna limitrofa. La qualità, la sicurezza e il benessere animale non devono avere confini economici né politici».

Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi