«Troppo vicino ai 5 Stelle»: Baldovin costretto a dimettersi

Non è più il presidente della sezione piccoli industriali. Il suo incarico è durato appena un mese, e la notizia assume i contorni di una scossa di terremoto

BELLUNO. Marco Baldovin non è più il presidente della sezione piccoli industriali di Confindustria. Il suo incarico è durato appena un mese, e la notizia assume i contorni di una scossa di terremoto per l'associazione industriali.

Perché Baldovin si è dimesso lunedì sera, ma dichiara: «Sono stato costretto a farlo». Il motivo? «Eccessiva vicinanza al Movimento 5 stelle», continua il co-titolare della Baldovin legnami. Che non nega di essere stato, per un certo periodo, attivista del Movimento, «ma non mi sono mai candidato a ruoli politici. Nè sono mai andato in televisione o sui giornali a fare propaganda per i 5 stelle. Anzi, da alcuni mesi non sono nemmeno più un attivista, perché mi stava portando via troppo tempo e mia moglie mi aveva suggerito di rallentare», confessa.

Un mese fa, quando Confindustria ha rinnovato le cariche, Baldovin è stato contattato per presiedere la sezione della piccola industria, che riunisce oltre l'80 per cento delle imprese socie.

«Sapevo sarebbe stata un'attività di volontariato, che mi avrebbe portato via tempo al lavoro, ma mi piace impegnarmi e ho accettato», continua l'imprenditore. «Ma forse il mio programma o la mia persona hanno dato fastidio a qualcuno».

Lunedì sera Baldovin è stato convocato dai probiviri di Confindustria, che gli hanno contestato la vicinanza al M5S: «La mia colpa? Due post che avevo messo su facebook», prosegue l'imprenditore.

«Il primo era relativo al fondo per il microcredito destinato ai piccoli imprenditori costituito con parte delle indennità dei parlamentari 5 stelle, l'altro era legato al tema delle centraline. L'avevo scritto la sera stessa in cui sono stato eletto, dicendo che avrei portato una voce critica nella giunta di Confindustria».

Baldovin non è contrario in toto agli impianti idroelettrici: «Se sono funzionali alle attività produttive, se creano occupazione e sviluppo, vanno bene. E sono d'accordo con le centraline pubbliche. Non sono d'accordo a costruire centraline che non creano occupazione e sviluppo», precisa.

I probiviri avevano in mano un dossier contenente quei post.

«Mi hanno detto che avrei dovuto dimettermi, non sono una persona attaccata alle poltrone, anzi, e così mi sono dimesso. Però penso che quello che è successo non sia corretto. Io non faccio attività politica. Quindi penso sia giusto rendere pubblico il fatto che sono stato costretto a dimettermi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Turchia, la furia del minatore non pagato: sale sull'escavatore e distrugge i camion

Timballo di alici

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi