Nuovo atlante dei ghiacciai la Marmolada è dimezzata

Agordo. Presentata a Milano la mappa della situazione generale dopo 50 anni L’estensione media è di 400 metri quadrati, il numero è cresciuto a 903 unità

AGORDO. Più ghiacciai, meno ghiacciaio. Una contraddizione? Assolutamente no.

Sulle Dolomiti, come nel resto dell’alta montagna italiana, i siti sono aumentati di numero, ma ridotti come dimensioni. Dopo 53 anni, ecco il nuovo catasto dei ghiacciai italiani. È stato presentato ieri pomeriggio a Milano e la realtà delle Dolomiti è apparsa subito compromessa. Lo studio presentato fa il confronto con il precedente catasto, quello del 1962 e, caso singolare, solo il micro ghiacciaio del Pelmo pare in espansione.

Ma andiamo con ordine. 38 i ghiacciai delle Dolomiti. Il glacialismo del Veneto, con un’area totale di 3,23 kmq, come si può ben immaginare riferita esclusivamente alle Dolomiti, racchiude poco meno dell’1% dell’intera superficie glaciale italiana. Sono 38 i ghiacciai del Veneto, corrispondono a poco più del 4% del numero totale dei corpi glaciali del Paese. Sono distribuiti in 9 gruppi: Cristallo, Pale di San Martino, Marmolada, Civetta, Pelmo, Tofane, Antelao Marmarole, Sorapis, Cadini Popera. Marmolada trentina La Marmolada, da sola, ha un’estensione glaciale di 3,05 kmq. Ma, attenzione, in base al protocollo d’intesa del 13 maggio 2002, tutto il ghiacciaio dal punto di vista amministrativo fa parte della Provincia autonoma di Trento e in provincia di Belluno sono presenti soltanto due piccoli glacionevati, come si chiamano in gergo tecnico. Riduzione del 26% I ghiacciai del Veneto hanno subito un’importante contrazione in questi 5 lustri, anzi di più, 53 anni. L’area totale si è ridotta del 43%, scendendo da 5,70 kmq a 2,24 (in questo dato, però, va considerato, come accennavamo, il cambio dei confini della Marmolada, avvenuto nel 2002). La superficie glaciale complessiva del Veneto, tenendo conto del punto di vista esclusivamente glaciologico, è passata da 5,70 kmq agli attuali 4,20 con una contrazione di 1,50 km, pari al 26%.

Marmolada dimezzata. Le maggiori perdite si sono verificate su Marmolada (meno 46%), Cristallo (meno 34%) e Sorapis (meno 28%). Il gruppo del Pelmo ha un incremento dell’87% passando da 0,15 kmq agli attuali 0,38 kmq. Il numero delle unità glaciali è aumentato (da 26 a 38) in quasi tutti i settori montuosi, con l’eccezione del Pelmo, dove vi è stata la riduzione ad un solo corpo, e del Cristallo, dove non si sono avute variazioni.

L’atlante. 903 corpi glaciali, una superficie complessiva di 369 km² pari a quella del Lago di Garda, una maggioranza di ghiacciai piccoli e frammentati, 6 regioni italiane interessate tra le quali solo una, l’Abruzzo, non alpina. Questa l’interessante fotografia che consegna il Nuovo Catasto dei GhiacciaiItaliani, pubblicazione presentata ieri durante il 19th Alpine Glaciology Meeting, all’Università degli Studi di Milano. Un lavoro di ricerca iniziato nel 2012, coordinato da Claudio Smiraglia, professore ed esperto glaciologo della Statale, insieme a Levissima, con la collaborazione dell’Associazione Riconosciuta Ev-K2-CNR e il supporto scientifico del Comitato Glaciologico Italiano.

In Italia. Facendo un confronto con il precedente catasto nazionale dei ghiacciai, ultimato alla fine degli anni ’50 dal Comitato Glaciologico Italiano col Consiglio Nazionale Ricerche, si nota come il numero dei ghiacciai sia oggi aumentato, da 835 a 903. Quella che può sembrare una contraddizione, in realtà non lo è perché l’incremento numerico è da riportare ad una intensa frammentazione delle unità glaciali preesistenti.

La superficie glaciale ha registrato una perdita del 30% (157 km2), confrontabile all’area del Lago di Como, passando da 527 km² agli attuali 370 km² (circa 3 km² persi all’anno). I ghiacciai italiani sono dunque numerosi, frammentati e di piccole dimensioni (si stima un valore areale medio di 0,4 km²), ad eccezione di tre che presentano un’area superiore ai 10 km²: i Forni, in Lombardia (Parco Stelvio), il Miage, in Valle d’Aosta (Gruppo del Monte Bianco), e il complesso Adamello-Mandrone, in Lombardia e Trentino (Parco Adamello); quest’ultimo può essere definito il ghiacciaio più grande d’Italia essendo stato classificato come un grande corpo glaciale unitario per la sua forma insolita, simile a quella dei grandi ghiacciai.

Francesco Dal Mas

Video del giorno

Barattin, Soccorso Alpino: non sottovalutate la montagna, chi sbaglia paga. Anche i soccorsi

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi