Sempre più poveri bussano al Comune

Sono 11 le persone sostenute da Palazzo Rosso e ospitate tra casa di riposo e Casa del dottore. Tomasi: cresce l’emergenza

BELLUNO. Sono saliti a 11 i cittadini indigenti costretti a chiedere l’aiuto dell’amministrazione comunale per sostenere la spesa per le rette delle case di riposo o per il ricovero in altre strutture comunali. E per palazzo Rosso non è facile far fronte a queste nuove spese, viste le risorse sempre più risicate.

Nel secondo trimestre di quest’anno, il Comune contribuirà al pagamento delle rette della casa di riposo di nove anziani non autosufficienti (erano soltanto poco tempo fa meno di 5), persone che, pur avendo entrate economiche (pensioni e indennità di accompagnamento), alla fine non riescono a coprire la retta. «L’anno scorso», precisa l’assessore ai servizi sociali, Valentina Tomasi, «abbiamo pagato 60 mila euro per l’integrazione delle rette. A questi soldi vanno aggiunti anche i 20 mila euro spesi per bellunesi ricoverati in altre strutture».

Ma non finiscono qui le spese, visto che il Comune si trova a dover aiutare anche gli adulti indigenti. «Attualmente abbiamo due ospiti nella Casa del Dottore di Castion. Parliamo di persone senza alcun reddito, che non sanno dove andare. A loro paghiamo l’affitto (400 euro spese comprese) per un alloggio singolo; la spesa scende a poco più di 200 euro per la doppia. L’anno scorso abbiamo aiutato sette persone, spendendo 127 mila euro».

«Nei tre anni di mandato», prosegue Tomasi, «abbiamo visto triplicato il numero di bellunesi in cerca di sostegno. Ma non dobbiamo dimenticare che, assieme al disagio economico, aumentano anche i problemi sociali: la persona senza un lavoro o una casa si isola e diventa a rischio di marginalità sociale».

E i problemi aumentano man mano che la popolazione invecchia: «Ci troviamo di fronte a tanti anziani senza una famiglia, senza figli e che non hanno di che mantenersi o percepiscono talmente poco che il Comune deve prenderli in carico». Molto spesso non hanno nemmeno una pensione sociale «perché l’Inps non la concede».

«Viste queste situazioni», prosegue l’assessore, «dovremo rivedere i criteri per l’assegnazione degli alloggi della Casa del Dottore, ad esempio, estendendoli, oltre agli anziani, anche alle famiglie con bambini, ai genitori single e ai giovani stessi, perché la società sta cambiando e la popolazione si sta impoverendo».

L’assessore, infine, evidenzia l’ammontare dei costi in capo a Palazzo Rosso per i servizi sociali. «Oltre agli anziani, dobbiamo pensare che il Comune paga circa 85 mila euro l’anno per il ricovero in struttura protetta per gli adulti disabili. L’anno scorso erano 14 con un costo medio di 7 mila euro a carico dell’ente locale. Ci sono poi i ricoveri in struttura per i minori, le cui spese sono completamente in capo al Comune: l’anno scorso abbiamo sborsato circa 200 mila euro, per i primi tre mesi di quest’anno siamo già a quota 30 mila euro. Si tratta, comunque, di una cifra variabile a seconda di quanti ragazzi vengono gestiti. Ad oggi, ci sono 14 minori in comunità, oltre a tre mamme con bambini sotto i due anni. Praticamente spendiamo tra i 90 e i 130 euro al giorno per persona». «La situazione è preoccupante, anche perché i Comuni, visti i tagli al sociale imposti da Roma, fanno fatica a far fronte alle richieste di aiuto che vengono dalla popolazione», conclude Tomasi.

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