Roccon non ci sta «Si torni a votare per la Regione»

L’appello dopo essere stato escluso da palazzo Ferro Fini «Come possono i giudici sbagliare così clamorosamente?»

BELLUNO. Arrabbiato. Anzi infuriato. Deluso ma ancora agguerrito. Sono questi i sentimenti con cui, in queste ore, deve fare i conti l’ex consigliere regionale Franco Roccon. Anche per lui l’entusiasmo per essere nominato di nuovo a palazzo Ferro Fini è durato la bellezza di quattro giorni. Infatti, l’altro ieri la Corte d’appello di Venezia ha modificato i suoi conteggi in merito ai voti dei candidati regionali facendo entrare al posto di Roccon, che era stato nominato ad inizio settimana, il leghista Franco Gidoni.

Ma Roccon non ci sta e annuncia che sta pensando di presentare un ricorso e lancia l’appello «a tornare a votare, visto che qui siamo peggio del terzo mondo. A distanza di quasi un mese dalle elezioni non è possibile che ancora non si sappia chi deve entrare in consiglio regionale. Sarebbe meglio che la Corte d’appello definisse una volta per tutte le linee da seguire con questa legge elettorale e poi si chiamassero i cittadini ad esprimersi nuovamente. Anche perché con tutti i ricorsi che ci sono, alla fine non è ancora chiaro chi finirà a palazzo Ferro Fini».

Roccon parla di una sorta di «roulette elettorale che non riesco a spiegarmi visto che in Corte d’appello ci sono giudici preparati che sanno il fatto loro. Ma allora come è possibile che nel giro di quattro giorni cambino la loro interpretazione della norma?».

L’esponente del partito indipendentista “Indipendenza Noi Veneto con Zaia” aveva già scritto subito dopo le elezioni al presidente della Corte d’appello «facendo riferimento al fatto che si deve tenere in considerazione la percentuale dei voti e non il numero di voti. Ma se in prima istanza la Corte ha seguito la prima interpretazione, dopo poco ci ha ripensato e i conti sono stati improntati sui voti delle liste a livello regionale». Roccon rilancia: «La montagna deve avere una specificità anche nella legge elettorale, per cui il quoziente per passare come consigliere deve essere rideterminato. Io accetto tutti i risultati, ma non si possono cambiare le carte in tavola in corso d’opera. Credo che gli estremi per un ricorso ci siano, ma ho tempo 30 giorni per poterlo presentare».

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Il candidato bellunese inoltre fa notare come «con questi cambi continui non si tiene conto dei disagi che possono avere le persone che erano state designate come consiglieri. Chi ha lasciato ad esempio l’incarico di sindaco perché la carica di consigliere regionale è incompatibile con quella di primo cittadino: questi cosa faranno? Potranno tornare a rifare il sindaco? E cosa dire di chi aveva già preso degli impegni, aveva sottoscritto dei contratti? Non ci si rende conto del caos che si è creato».

Infine Roccon sottolinea come in ballo ci sia ancora il 29° consigliere della maggioranza: «Potrebbe ricadere su Belluno e allora a quel punto potrebbe uscire Gidoni e potrei entrare io».

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