Reolon al vetriolo contro il Bard «Ha usato il Pd»

L’analisi dell’ex consigliere dopo la sconfitta elettorale ce n’è anche per il partito: «Sì al rinnovamento nei metodi»

BELLUNO. Rinnovamento. «Nei metodi, non nelle persone. Quelle vanno valutate per il merito». A chiederlo è Sergio Reolon: fino a poche settimane fa consigliere regionale del Partito Democratico, ha visto sfumare il sogno di tornare a palazzo Ferro-Fini nonostante fosse il più votato della provincia.

Venerdì il Pd si è riunito in assemblea per fare il punto dopo la sconfitta elettorale. Qual è la sua opinione?

«Si tratta di un risultato molto pesante, una sconfitta grave. Ora, però, non è tempo di tagliare teste. Ma allo stesso tempo sarebbe sbagliato minimizzare quello che è successo. Serve una riflessione seria, vera e senza paracadute. Un errore di fondo, secondo me, è stato quello di aver pensato che tutto si potesse risolvere con un cambio generazionale».

E invece?

«Invece non è così. Renzi lo dice tutti i giorni: in Italia bisogna iniziare a riconoscere il merito. Un fatto sconosciuto all’interno del partito, dove il ricambio generazionale è avvenuto ma si occupano posizioni guardando più alla fedeltà che al contributo che ognuno può portare».

Durante l’assemblea Quinto Piol ha fatto notare la presenza di esponenti Bard. E per questo motivo ha lasciato la riunione.

«L’assemblea è un organo dirigente, non è un incontro pubblico. La prossima volta mi devo aspettare anche rappresentanti di Forza Italia o del Movimento 5 Stelle? La partecipazione si allarga con un atteggiamento inclusivo, che crea condizioni per un contributo da parte di tutti».

Il Bard, però, era un vostro alleato in campagna elettorale...

«Ho letto le dichiarazioni del portavoce del Bard nei giorni successivi alle elezioni e non mi sembravano quelle di un alleato: erano quelle di un movimento che ha usato il Pd come un autobus dichiarandolo apertamente».

Non è favorevole a questo accordo?

«Non lo sono mai stato. Ho sempre detto che non avrebbe portato voti e che avremmo messo a rischio il nostro consigliere. Il dibattito all’interno del partito c'è stato e ho spiegato che, secondo me, non era il caso di fare un accordo. Se il Bard vuole appoggiare il Pd va bene ma in questo modo la linea è stata dettata da loro. Sono a tutti gli effetti un partito politico, e proprio per questo non ha senso che un loro rappresentante partecipi all’assemblea o che ci siano doppi iscritti».

Al di là del Bard, per il Pd sono ore delicate. C’è una riflessione a livello regionale mentre a livello nazionale sta nascendo il movimento di Civati. Quale sarà il futuro del partito?

«È un momento molto delicato, dobbiamo metterci di fronte all'idea che bisogna costruire il Pd. Intendo dire un partito organizzato, con organismi che fuzionano, che seleziona una classe dirigente e dove ci sono delle regole. Questo partito non ce l’abbiamo ancora. Non possiamo guardare con superficialità a quello che sta succedendo con la proposta di Civati, c’è un problema di metodo. Bisognerebbe rinnovare quello mentre le persone che hanno competenze e capacità vanno valorizzate a tutti i livelli, indipendentemente dall’età».

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