Il Trentino “blocca” lo sviluppo della Marmolada

La denuncia di Mario Vascellari: «La Regione deve restituire all'Europa i due milioni di euro ricevuti per il collegamento Sass del Mul-Punta Serauta»

ROCCA PIETORE. Assurdo: la Regione Veneto dovrà restituire all’Europa 2 milioni dei Fondi per lo sviluppo regionale che aveva destinato alla Marmolada per destagionalizzare lo sci. La Provincia di Trento, infatti, blocca il progetto della Società Funivie Marmolada, presentato ancora nel 2007, per collegare Sass del Mul con Punta Serauta. Il contesto territoriale del collegamento, infatti, è suddiviso tra le due province di Trento e Belluno.

L’ingegner Mario Vascellari, presidente della società funiviaria, alla vigilia dell’inaugurazione del museo più alto d’Europa, confessa questo cruccio di cui non mancherà di trattare domani con Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento.

Una premessa, presidente: gli ambientalisti hanno condiviso questo nuovo collegamento? «Ve lo può confermare Luigi Casanova, portavoce di Cipra, con il quale abbiamo condiviso il patto per la Marmolada».

Pastette? «Ma quali pastette? Per anni ci siamo confrontati, a volte anche scontrati, e ormai da tempo condividiamo un comune percorso per lo sviluppo sostenibile del ghiacciaio e di questa montagna, di cui il museo rappresenta un simbolo».

Pastette, ci scusi, nel senso che avete scambiato lo stop all’eliski con questo nuovo collegamento… «Assolutamente. L’uso dell’elicottero per lo sci è impedito da circa tre anni. Io non ho faticato a rinunciarvi, anche se rappresentava un introito, perché l’eliski in verità disturbava i nostri sciatori. Quindi nessun scambio. Tra l’altro con Gigi Casanova sarebbe davvero impossibile».

Quindi la Provincia di Trento non vuol dare l’autorizzazione ad un impianto ritenuto opportuno anche dagli ambientalisti. «Proprio così. È un atteggiamento inspiegabile. Gli ambientalisti hanno condiviso il nostro progetto anzitutto perché non avrebbe determinato nessun impatto sull’ambiente. Sarebbe stato privo di piloni e, appunto, era a mono vettura. Ma anche perché avrebbe permesso di allungare la stagione dello sci con ricadute importanti, sul piano economico e sociale, per la Val Pettorina e anche per l’alta Val di Fassa. Saremmo stati l’unico impianto delle Alpi a funzionare dall’inizio di ottobre».

Le piste della Marmolada sono lunghe ben 12 chilometri. Ma la neve? «La neve, appunto, non manca. Ce l’abbiamo da Punta Rocca a Punta Serauta. Ma anche da Punta Serauta al limite inferiore del ghiacciaio, tratto, però, che manca di una possibile risalita. C’è, per la verità, un vecchio skilift, ma ormai inservibile, che ha finito la sua vita, come da concessioni».

Gli ambientalisti, dunque, hanno detto di sì proprio perché sui trattava di una ristrutturazione. «Esattamente, nulla di nuovo».

E adesso? «Adesso la Regione Veneto sarà costretta a restituire i fondi ricevuti. Una restituzione, però, con beffa, perché al prossimo giro l’Ue terrà conto del fatto che il Veneto è stato incapace di investire, di spendere».

Gli ambientalisti sostengono che il patto di sviluppo della Marmolada è così esemplare da proporlo come modello in Italia ed in Europa. «Potrebbero aver ragione se non dovessimo scontare queste contraddizioni. Va ricordato, fra l’altro, che il patto tra la nostra società, quindi il privato, e la società civile, rappresentata dalle forze ambientaliste, è scaturito anche dalla reazione all’inconcludenza del rapporto con la Provincia di Trento, che ha disatteso gli impegni che erano scritti nell’accordo. Noi, insomma, ci siamo sostituiti al pubblico».

Il patto della Marmolada s’inserisce in un contesto più ampio di sostenibilità. Cipra, Mountain Wilderness, in parte lo stesso Cai sostengono l’opportunità di misure efficaci di protezione dell’ambiente in un territorio come quello di Dolomiti Unesco, limitando, ad esempio, il traffico sui passi. «È evidente che determinate scelte, ancorchè condivisibili, non possono essere di nostra pertinenza. Ma tutto quello che ci può riguardare, cerchiamo di realizzarlo».

Che cosa, ancora? "Primi in Italia abbiamo applicato ai gatti della neve degli strumenti che segnalano l’altezza della coltre bianca in modo da movimentare o da fabbricare solo quella serve, neppure un centimetro in più».

Quello che inaugurate domani non è il solito museo. Gli avete affidato un messaggio del tutto particolare. «Non abbiamo voluto rifare un contenitore di armi, di cimeli. La guerra è sofferenza, tragedia. Come tale va ripudiata, nemmeno ricordata».

Ma le 15 mila vittime del fronte dolomitico… «Appunto, ne va fatta memoria, attraverso un percorso di condivisione, come quello creato nel nostro museo, per uscirne con un senso di sollievo».

Un senso di sollievo? «Sì. Meno male che siamo diventati più intelligenti. Ecco il messaggio che vogliamo lasciare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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