Il Papa visita la missione di padre Trento

Ha avvertito solo due ore prima, una folla lo ha accolto, ha abbracciato gli ospiti ammalati della parrocchia di San Rafael

BELLUNO. Papa Francesco non ha saputo trattenere le lacrime. Si è lasciato andare da padre Aldo Trento, ad Asuncion. Don Aldo, 68 anni, fratello dell’ex consigliere regionale Guido, è missionario della fraternità San Carlo, quindi vicino a Comunione e Liberazione, e conduce ad Asunzion un villaggio della carità che comprende anche un piccolo Cottolengo. A sorpresa Bergoglio ha fatto fermare l’auto ed ha voluto entrare. Quando, accompagnato dal sacerdote di Feltre, s’è trovato davanti ad una bambina di 7 anni che, come una molla, si alzava e si ritraeva per cercare di abbracciarlo, papa Francesco si è commosso fino alle lacrime. «Quella bimba l’ho conosciuta anch’io – riferisce Guido Trento – ed è davvero una tragedia». Né padre Aldo né i suoi collaboratori, tra i quali don Franco Cinello, di Udine, si aspettavano la visita del pontefice.

Tornando ad Asuncion dopo la messa celebrata al Santuario di Caacupè, Francesco ha deciso di fermarsi a salutare i bambini (con problemi di tutti i tipi) che padre Aldo ospita nella parrocchia di San Rafael, alla periferia della capitale del Paraguay, dove ha fondato anche una casa per malati terminali, un orfanotrofio, una scuola per 200 bambini, un ospizio per vecchi e una casa per ragazze madri e altro ancora. «Una sosta del santo Padre non l’avevamo messa in conto, ci sembrava un sogno. Siamo stati avvisati soltanto due ore prima, perché così aveva deciso papa Francesco, ricordandosi di quest’opera, di cui gli avevano molto parlato, e di questo povero prete. A suo tempo, infatti, ho partecipato ad una messa con lui a Santa Marta». L’ultima volta di padre Aldo in Italia e a Feltre è stato il Natale scorso.

Grazie al “tam tam” tra i parrocchiani, all'esterno del complesso si sono radunati migliaia di fedeli. Bergoglio è sceso dalla jeep scoperta proprio in mezzo alla folla ed è poi entrato all'interno dell'edificio. Il sacerdote feltrino gli ha presentato quelli che chiama affettuosamente i "suoi" figli, ragazzi immobilizzati sulle lettighe, ed ha visitato alcuni padiglioni, con i malati di Aids, le donne ex prostitute, i disabili gravi, insomma tutta l’umanità ferita. «Mio fratello stesso è ammalato – conferma Guido -, ha problemi al cervello. Ma la caratteristica fondamentale di questa sua opera è il canto, la serenità: qui si muore cantando, gioiosamente, lo certifica anche un loro inno».

Il pontefice, al termine della visita, non riusciva a nascondere il suo turbamento e, al tempo stesso, il riscontro della serenità in una condizione di tanta sofferenza. «Adelante, adelante, ha continuato a dirmi, salutandomi. Coraggio, vada avanti con fiducia», riferisce padre Aldo. Quando il Papa ha lasciato la missione, i giornalisti hanno letteralmente circondato padre Aldo per farsi raccontare i particolari della visita. Il Papa, ha detto il sacerdote, ha baciato il piede piagato di un malato di diabete, che sarà amputato nei prossimi giorni. «Sento dire da tutti - ha confidato il prete feltrino di recente - che 'la vita è bella', ma io non sono così d'accordo. Vada a dirlo alle mie bambine di Asuncion, violentate a sette anni, che la vita è bella, o a un ragazzo moribondo di Aids. La vita, può essere terribile. È bella, solo se ci sappiamo accompagnati da Cristo».

«Quella di mio fratello è senza dubbio un’opera segnata dalla provvidenza – riconosce Guido Trento -, perché, a parte le spese dell’assistenza, ha da garantire il salario ogni mese a ben 173 persone e spesso mi dice di non avere un soldo in tasca. Quando, però, arriva il 27 del mese ecco che piovono le offerte».

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