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«Il Pelmo d’oro orgoglio bellunese»

Consegnati i premi ad alpinisti e uomini di cultura montanara

di Federico Brancaleone
2 minuti di lettura

SOSPIROLO. Un’edizione da incorniciare quella per i diciotto anni del “Pelmo d’oro”, accolta ieri nella scenografica cornice della Certosa di Vedana e applaudita da centinaia tra ospiti e semplici appassionati.

Sei nomi tra alpinisti, scrittori e ricercatori legati alla montagna sono stati premiati in uno dei corridoi principali del monastero: si tratta di Maurizio “Icio” Dall'Omo, Igor Koller, Luciano Viazzi, Fausto De Stefani, Annibale Salsa e Vincenzo “Titi” Dal Bianco. Un’atmosfera in bilico tra festa e commozione, allietata dalle voci del coro “Monti del Sole”, ha segnato il successo della rassegna organizzata dalla Provincia con Cai, Soccorso e Guide alpine e, quest’anno, con l’appoggio dell’amministrazione sospirolese, riuscita nell’intento di riaprire una parte della Certosa dopo ben 19 anni.

La cerimonia è decollata nel segno della solidarietà: dopo il ricordo di Angelo Costola, ex primario e fondatore del Suem 118 scomparso tre mesi fa, il sindaco di Sospirolo Mario De Bon ha parlato di «traguardo raggiunto grazie ad obiettivi condivisi, frutto della disponibilità dell’ordine certosino e dei volontari», mentre la presidente della Provincia Daniela Larese Filon ha ribadito l’importanza di un premio che «unisce gli abitanti della Provincia, grazie a coloro che contribuiscono a diffondere i valori della montagna».

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Il primo riconoscimento (premio speciale della giunta provinciale) è stato consegnato ad Annibale Salsa, antropologo ed ex presidente del Cai, fautore di studi e ricerche sull’identità delle popolazioni delle Alpi. Denso di spunti il suo intervento: Salsa ha dedicato il premio al “ritorno alla montagna”, un riavvicinamento notato nell’ultimo periodo, sottolineando anche il debito non sempre riconosciuto della pianura nei confronti della montagna.

Menzione alla memoria per Vincenzo “Titi” Dal Bianco che, dopo le prime escursioni giovanili sulle Prealpi trevigiane, ha conosciuto i valori delle Dolomiti agordine. Sua, sessant’anni fa, la prima guida alpinistica dedicata alla Civetta (premio Gambrinus); il riconoscimento è stato consegnato ai famigliari.

Un visibilmente commosso Luciano Viazzi ha ritirato il premio per la cultura alpina: scrittore, fotografo e giornalista, Viazzi ha dedicato la sua vita alla montagna e alla storia delle truppe alpine; sulla Grande Guerra ha pubblicato oltre una trentina di volumi.

Premio alla carriera alpinistica per Igor Koller, considerato il più grande alpinista slovacco; in Marmolada ha aperto una quindicina di nuovi itinerari, fra cui, col compagno Šustr, la Via attraverso il Pesce, l’itinerario di alta difficoltà più famoso al mondo. Standing ovation per la sua dichiarazione «Sono slovacco ma il mio cuore è italiano»; sorprendente l’amore dimostrato per le “placche d’argento” raggiunte con il compagno di scalate.

Ancora, l’alpinista e arrampicatore Maurizio “Icio” Dall'Omo, fra i primi a introdurre il settimo grado in Dolomiti, celebrato soprattutto per la sua capacità di insegnare l’arrampicata ai giovani, trasmettendo loro sicurezza e amore per la montagna. Consegnato a Cai e guide alpine il premio destinato a Fausto De Stefani (premio speciale “Giuliano De Marchi”) noto per le sue imprese sulle montagne più alte del mondo ma soprattutto per la realizzazione del progetto umanitario per i bambini poveri di Kirtipur, in Nepal, dove l’alpinista si trova tuttora. Premiato, infine, dalla Fondazione Berti il libro “Andar per trincee” di Lucio Fabi.

Riconosciuta dalle autorità presenti la portata della cerimonia: «Un premio che fa onore alla terra dolomitica, che aveva riconosciuto nella prima edizione anche il valore di un montanaro e vescovo come Papa Giovanni Paolo II», è il commento del vescovo Giuseppe Andrich. «Un plauso alla Provincia capace di organizzare eventi di tale portata in momenti come questo di continui tagli statali», aggiunge l’assessore regionale Bottacin. «Da alpino posso dire di aver ritrovato nei premiati i valori di solidarietà insiti nell’uomo di montagna».

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