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Nevegal, rischio chiusura per il Giardino botanico

«Mancano fondi», spiega Vittorio Alberti del Centro ricerca piante officinali. Ancaleto Boranga ha una soluzione: «Deve essere “adottato” dal Parco»

di Francesco Dal Mas
2 minuti di lettura

BELLUNO. Allarme: il Giardino botanico delle Alpi Orientali sul Nevegal rischia di chiudere. Mancano le risorse per tenerlo in vita. Lo fa sapere, allarmato, Vittorio Alberti, del Centro ricerca piante officinali del Veneto, sezione di Belluno, che si rivolge ai sindaci, ma soprattutto al neo assessore all’ambiente, Giampaolo Bottacin.

«Il Giardino Botanico delle Alpi Orientali, del Corpo Forestale dello stato, dopo quasi 60 anni sta chiudendo e poco importa il suo valore culturale, conservativo e didattico; sta chiudendo perché l’idea dominante, figlia dell’ignoranza politica, ha sancito che con la cultura non si mangia», protesta Alberti.

Il giardino si trova sul versante settentrionale del monte Faverghera, a una quota compresa tra i 1400 ed i 1600 metri, e raccoglie piante della boscaglia subalpina, delle paludi e delle sorgenti alpine; popolamenti torbicoli; piante dei pascoli e delle praterie alpine, dei ghiaioni e dei macereti. Lo si incontra salendo a piedi verso il Col Visentin.

Vittorio De Savorgnani, che da anni si prende cura del giardino botanico in Cansiglio, dice che quello di Faverghera «è stupendo e completamente integrato con l’ambiente». E ricorda che «è meta di moltissimi visitatori e ricercatori».

Il Centro Ricerca Piante Officinali Veneto si è assunto da anni l’impegno sia di studio delle piante officinali delle Prealpi bellunesi, sia quello di portare numerosi cittadini a visitare e apprezzare i giardini botanici alpini, rilevandone l’importanza che svolgono per la conservazione e la tutela ambientale. Secondo Alberti, se la Provincia di Belluno ha una sola possibilità di sviluppo, «è nel rispetto e nella valorizzazione del suo patrimonio ambientale, per il quale il giardino botanico G. Lorenzoni, in Cansiglio, e quello delle Alpi Orientali sul Nevegal sono due elementi irrinunciabili e qualificanti».

Di qui l’appello, molto forte, ai sindaci e al nuovo assessore regionale, Giampaolo Bottacin. «Chiediamo la difesa del nostri giardini e la chiediamo in primis al sindaco di Belluno, a quello di Feltre e a tutta la politica bellunese, all’assessore regionale Gianpaolo Bottacin a tutti i partiti, associazioni, Pro loco e alle amministrazioni comunali: «Non disperdete il patrimonio botanico bellunese, una delle “certe” e sicure garanzie per un sostenibile sviluppo culturale ed economico della provincia».

Anacleto Boranga, che ha scritto un libro sugli alberi monumentali della provincia di Belluno e si è occupato di questo giardino, una soluzione ce l’ha. «Sono stato membro del primo consiglio del Parco, quale rappresentante delle associazioni ambientaliste. Avevo fatto la proposta, accettata per tre anni di seguito, di uno stanziamento economico nel bilancio del Parco proprio per il giardino di Faverghera, per pagare parte delle spese di gestione e la manodopera, affinchè potesse diventare il giardino ufficiale del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi». Secondo Boranga bisogna perseguire di nuovo questo obiettivo, perché «quello di Faverghera è un giardino alpino importante, già impostato e strutturato. La ripresa del collegamento con il Parco potrebbe farlo rivivere e salvarlo dal rischio di chiusura che sta correndo».

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