Una coda dietro l’altra all’ombra delle Tre Cime

Ad Auronzo è assalto di visitatori con parcheggi pieni e strada chiusa a Misurina Casagrande del Cai: «Affluenza destinata a durare fino a quando farà caldo»

AURONZO. In coda per attraversare Cortina. In coda al passo Tre Croci. In coda per approdare a Cortina. In coda per parcheggiare (ma non si trova un posto). In coda, per 90 minuti, all’ingresso della strada delle Tre Cime, dopo che è stata bloccata per tre ore, la mattina. In coda, quando sono le 13 passate, per pranzare al rifugio Auronzo. E, allora, la decisione di tentare al Lavaredo. In coda lungo lo struscio, Corso Italia 2.0, ossia il comodo sentiero per il prossimo rifugio. In coda, verso le 14, per sedersi e mangiare. La tentazione, subito dopo, di salire al Lacedelli, ma la web cam certifica una marea di escursionisti. Quindi il ritorno. E la coda, di nuovo, lungo lo struscio verso l’Auronzo, la discesa verso Misurina mantiene analoghe caratteristiche. Si fa coda per entrare alla malga di mezza strada. E di nuovo coda per un caffè.

Al lago di Misurina non se ne parla. A proposito, al mattino, in attesa di salire alle Tre Cime, ci eravamo lasciati tentare da una velocissima pizza. Niente da fare; troppo tempo da attendere. Tutta una coda, dunque: è solo un’eccezione perché stiamo consumando l’antivigilia di Ferragosto? No, per fortuna. «No, è l’eccezione che conferma la regola», spiegano al casello del pedaggio (24 euro le auto, 36 i camper, 10 le moto).

Un continuo via vai, di giorno e perfino di notte. E, con la temperatura così alta, il ricambio, per la verità, non c’è; gli 800 autoveicoli che esauriscono tutti i posti disponibili, diventano solo mille, o poco più, con il turn over, poiché i turisti si fermano in quota per rinfrescarsi. Basta osservare lo spiazzo di erba e sassi davanti al Lacedelli, quindi in faccia alle Tre Cime. Sembra un angolo di spiaggia. E non solo attorno a mezzogiorno.

«Qui ci si ferma per ore a prendere il sole, magari senza nemmeno entrare in rifugio per una bevanda», sbottano all’interno, tra un servizio e l’altro. «Ciò che stupisce – annota Massimo Casagrande del Cai, coordinatore anche delle attività del rifugio Auronzo – è che un fenomeno del genere continua da settimane, da più di un mese e, fino a che proseguirà il caldo, non cesserà».

Ecco perché al mattino c’è la polizia a presidiare lo stop della strada, appena sopra Misurina. La coda ripetuta potrebbe far saltare i nervi a qualcuno dai nervi tirati. Sospira di sollievo, invece, Casagrande. E con lui gli operatori d’alta montagna. «Nei rifugi stiamo recuperando sulle difficoltà delle stagioni passate per una quota del 20%, anche di più. Peccato, soltanto, per quelle trombe d’aria che ci hanno rovinato parecchi sentieri».

Casagrande, a nome del Cai, chiede scusa al popolo dell’escursionismo. Il maltempo, per fortuna limitato, delle settimane scorse, ha comunque danneggiato parecchi itinerari, che i volontari del Club alpino non riesco a recuperare immediatamente, perché magari impegnati loro stessi nell’accoglienza degli ospiti.

«Chiediamo, da una parte, di procedere con la massima prudenza e, dall’altra, di scusarci; appena possibile interverremo per mettere in sicurezza i versanti smottati e liberare i percorsi dagli alberi caduti».

Siamo arrivati, di ritorno, a Misurina. Scendiamo per Auronzo, per evitare le code di Cortina. Ma già a Giralba (ecco, sulla sinistra, la grande frana di Grava Secca) ci troviamo di nuovo in coda. Quasi un’ora per attraversare il paese, per la verità sostando per un caffè. E proprio il barista conferma quanto ha detto Casagrande: si rivedono gli italiani, in forte recupero rispetto agli anni precedenti.

Questo significa che la crisi sta davvero per finire? «Meglio essere prudenti», è il consiglio. «Però il segnale di queste settimane è comunque rassicurante». E alla fine, ancora coda da Auronzo fino a Pieve di Cadore, con un tempo di percorrenza di un’ora.

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