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Frana di Chere, al via la campagna di indagine

Trichiana. Presentati ieri i dati relativi al primo studio sui suoi movimenti Il geologo: «Diverse fratture profonde, serve capire quanto sono pericolose»

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TRICHIANA. Antichissima, complessa, difficile da interpretare. Servono indagini più approfondite per capire la frana di Chere, rimasta silente per anni prima di mettersi in movimento un anno e mezzo fa. Nella notte fra il 5 e il 6 febbraio 2014 la montagna è franata, trascinando il bosco verso valle per oltre un chilometro. Il cratere che si è formato è impressionante. La frana non si è fermata e ormai è arrivata a tre metri dalla casa in cui vivono Rosanna Dal Magro e la figlia: sul prato ci sono segni evidenti di movimenti, come ha illustrato ieri sera il geologo Niccolò Doglioni. È stato incaricato dalla Provincia di effettuare una prima fase di studi, per definire l'inquadramento geologico della zona.

I risultati sono stati esposti ieri sera all'Ostello di sant'Isidoro a Nate, nell'incontro organizzato dall'amministrazione, e non sono incoraggianti: ci sono fratture profonde in diversi punti del terreno a Chere, la casa della signora Dal Magro è costruita sopra alcune fratture perpendicolari che bisognerà studiare per capire quanto sono pericolose. È il prossimo obiettivo: a ottobre saranno posizionati tre inclinometri nel terreno in tre diversi punti della frana, che permetteranno di eseguire misurazioni costanti e precise dei movimenti del terreno in profondità. «Che la frana si muova in superficie è chiaro a tutti. Quello che dobbiamo ancora capire è quali sono i movimenti sottostanti, perché la prima analisi ha evidenziato che sono molto complessi», ha spiegato Doglioni. «Con queste indagini potremo capire dov'è il punto di frana e se la roccia a monte della casa abitata è inclinata come a valle». Un dettaglio fondamentale, quest'ultimo, per capire come si potrà intervenire. Non per fermare la frana, però. È stato detto chiaro ieri, dai tecnici della Provincia e anche dal geologo: «Sistemare una frana del genere è impossibile. Non ci sono né le risorse né le tecnologie per arrestarla». Ciò non significa che si muova ancora in maniera tanto consistente come avvenuto lo scorso anno. Ma questo nessuno lo può sapere con certezza.

La campagna di indagine con gli inclinometri inizierà entro metà ottobre e durerà diversi mesi. Sarà però risolto un altro dei problemi generatosi con lo smottamento dello scorso febbraio: sarà ripristinata una pista per accedere ad alcuni terreni, visto che la frana aveva distrutto la strada che dava accesso a due seconde case e ad alcuni fondi. Il costo di entrambi gli interventi sarà sostenuto dalla Provincia. L'inclinometro posto vicino alla casa della signora Dal Magro, inoltre, servirà anche per monitorare la situazione. Per ora in casa non ci sono crepe o fessurazioni, ma è chiaro che un certo livello di preoccupazione c'è. «Aspettiamo questi sondaggi, abbiamo aspettato tanto e aspetteremo ancora un po'», sorride, nonostante tutto, Rosanna Dal Magro. Che vuole continuare a vivere nella sua casa, anche se quando piove con una certa intensità il pensiero di chiedere ospitalità ad amici o parenti per la notte è forte. «Siamo realisti: cosa si può fare di fronte a una frana del genere?», conclude, pragmatica. «Aspettiamo l'esito di questi studi. E vediamo cosa dicono».

Alessia Forzin

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