Dopo prefettura e questura «giù le mani dai vigili del fuoco»

Sindaco, sindacati, addetti ai lavori e l’assessore veneto Bottacin contro la decisione di Roma «Disattesa la legge Delrio e anche il riconoscimento della specificità montana. A rischio il servizio»

BELLUNO. Massima allerta per le conseguenze del taglio della prefettura nel Bellunese. È grande la preoccupazione visto che inevitabilmente l’accorpamento a Treviso dell’organismo statale territoriale comporta anche quello del comando dei vigili del fuoco e della questura.

Il sindaco di Belluno Jacopo Massaro pensa a come il territorio venga poco alla volta spogliato di tutti i servizi più importanti, senza alcun rispetto per la legge che ha riconosciuto la specificità della provincia montana.

«Senza Prefettura, saltano inevitabilmente anche i comandi dei vigili del fuoco e questo significa che in caso di calamità, sempre più all’ordine del giorno vista la fragilità dell’area montana, le emergenze verrebbero gestite da Treviso, in un comando che non conosce per nulla questo ambiente e le sue peculiarità. E ciò andrebbe a discapito del servizio che verrebbe reso alla popolazione. Che senso ha avere un comando che dista più di due ore da qui? E poi cosa ne sarebbe della nuova caserma per cui si sono spesi milioni di euro? Mi auguro che almeno ci lascino questo. È evidente», conclude amaro Massaro, «che in queste decisioni non si è tenuto per nulla in considerazione la nostra specificità, elemento distintivo e fondamentale per la montagna».

Allarmati anche i sindacati che sposano i timori del primo cittadino bellunese, sottolineando come «spogliando un territorio come il nostro dei comandi di polizia e vigili del fuoco, si mette in discussione proprio la qualità dell’intervento che può essere reso», evidenzia anche Gianluigi Della Giacoma della Fp Cgil.

«Sono fortemente preoccupato», continua, «perché il nostro territorio è vastissimo, ma anche scarsamente popolato e per questo merita un occhio di riguardo. Qui invece con questa manovra del governo, si intende disconoscere questi elementi fondamentali, lasciando scoperta un’area che necessita di competenze, e soprattutto di gente esperta e che conosce bene il territorio. Dobbiamo poi considerare che si dovrà fare i conti anche con la carenza cronica di personale tra le fila dei pompieri e questo come si sposerà con il trasferimento del comando provinciale a 100 chilometri di distanza?».

Per Gianfranco Sommavilla, della Uil funziona pubblica, ex vigile del fuoco «l’importante è tenere alta l’attenzione su quello che succederà», anche se si dice quasi sicuro che l’operatività, qualora venga trasferito il comando, non sarà intaccata. «Spero che si continuerà ad operare come abbiamo sempre fatto, visto che abbiamo una presenza capillare sul territorio. I vigili del fuoco non se ne andranno. Non avrebbe senso spazzarli via da qui. La nostra provincia ha una morfologia completamente diversa dalle altre, e anche il tipo di interventistica e di tempistica lo è. Comunque per capire meglio la situazione alla fine di settembre sarò a Roma e speriamo di strappare qualche informazione in più per tranquillizzare i cittadini e gli operatori».

Sulla vicenda interviene anche l’assessore veneto, Gianpaolo Bottacin che si dice «fortemente preoccupato per la sorte dei vigili del fuoco, compresi quelli volontari. Se alcuni ruoli oggi in capo al prefetto, possono essere facilmente rimodellati su strutture anche ultra territoriali, altre posizioni fondamentali per la difesa del territorio non sono e non devono essere sacrificate. Il lavoro e la professionalità dei vigili del fuoco anche volontari a salvaguardia del territorio non possono essere messi in secondo piano dal governo. Non è possibile che la tanto sbandierata riforma Delrio produca solo tagli o salassi al territorio, alle province in generale e paradossalmente ancora di più a quella bellunese, a cui a parole era stata pure promessa la specificità». (p.d.a.)

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