Fusione: sì della Provincia ma il referendum slitta

Palazzo Piloni si è espresso a favore del progetto dei due comuni zoldani e dei tre alpagoti. La consultazione popolare per gennaio. Stoccata a chi è fuori

ALPAGO. La Regione si è esposta, ieri lo ha fatto anche la Provincia. Prosegue il percorso verso la fusione dei Comuni in Val Zoldana e in Alpago. La Regione aveva chiesto a Palazzo Piloni di esprimere un parere di merito e i consiglieri ieri pomeriggio hanno dato il loro assenso convinto all'operazione. Non risparmiando una stoccata ai due comuni della conca alpagota che hanno scelto di non partecipare al percorso (Chies e Tambre).

Domani si riunirà la prima commissione regionale, per discutere dell'argomento, il 20 ottobre si esprimerà il consiglio regionale. Da quel momento scatteranno i sessanta giorni per convocare i comizi elettorali: difficile che il referendum popolare possa svolgersi entro la fine dell'anno, è più probabile venga indetto a metà gennaio. Per Forno di Zoldo e Zoldo Alto c'è una punta di amarezza, perché gli atti propedeutici alla fusione sono stati inviati in Regione tra maggio e giugno. Cinque mesi fa. «Le nostre carte sono rimaste ferme in qualche ufficio per settimane», ha detto il sindaco di Forno Camillo De Pellegrin. «È un peccato, perché ciò significa che non potremo partire con il Comune unico già a gennaio».

Non è solo una rivendicazione di principio. Far slittare la fusione significa aprire il bilancio 2016 nei due Comuni, per poi chiuderlo al momento dell'arrivo del commissario. Lavoro in più che si sarebbe potuto evitare se la pratica fosse andata avanti spedita. «Si sono persi almeno due o tre mesi per le lungaggini regionali», ha attaccato De Pellegrin. «Gli enti piccoli devono fare mille cose, ma ci riescono. Peccato si trovino spesso di fronte a un muro».

In aula ieri pomeriggio c'era anche il sindaco di Puos Antonio Dazzi. È stato il promotore della fusione in Alpago, lo hanno seguito Farra e Pieve. Chies e Tambre hanno scelto di non entrare nel Comune unico, tanto che il consigliere Fabio Bristot ha rimarcato: «Sarebbe stato bello parlare di fusione di cinque Comuni». Stoccata al vicesindaco di Tambre, che sedeva tra il pubblico. «Spero però che i percorsi avviati a Zoldo e nei tre comuni dell'Alpago siano un viatico per i Comuni della sinistra Piave, del Centro Cadore e dell'Agordino che stanno pensando a fondersi».

Intanto Camillo De Pellegrin e Antonio Dazzi si preparano al referendum grazie al quale la popolazione potrà esprimersi sul Comune unico. Sarà indetto lo stesso giorno, forse a metà gennaio. Fatto questo passaggio la Regione dovrà emettere la legge di fusione: i consigli comunali saranno sciolti e arriverà il commissario, che guiderà le amministrazioni fino al voto di primavera. «Ma i sindaci lo supporteranno», puntualizza Dazzi.

Alessia Forzin

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