Ponte contro la centralina: «Territorio aggredito»

L'area del Piave dove potrebbe essere realizzata una centralina idroelettrica

Vendramini e Orzes escono dall’aula nel momento in cui inizia la presentazione del progetto: <Stop alle speculazioni sul Piave> 

PONTE NELLE ALPI. Nessun dialogo con chi non rispetta il territorio. Ieri mattina gli ingegneri dello studio Zollet hanno descritto il progetto della centralina idroelettrica sul Piave solo ai tecnici e alla stampa. Non c'erano gli amministratori di Ponte, che hanno fatto una scelta decisa: quella di non ascoltare neanche una parola. «Non staremo qui a sentire la vostra presentazione, perché è mancato il rispetto da parte dei proponenti che hanno presentato un progetto tanto impattante sul nostro territorio», ha spiegato l'assessore Ezio Orzes. Il quale ha invitato pubblicamente i progettisti a ritirare il progetto: «Altrimenti usciremo e voi parlerete a un'aula vuota». Richiesta rigettata: la procedura prevede tra le sue fasi la presentazione pubblica del progetto e il sopralluogo, come ha spiegato il dirigente del Genio Civile Alvise Lucchetta, e i progettisti non erano autorizzati a fare altro se non presentare le tavole progettuali. Così la presentazione è proseguita senza l'amministrazione.

Un momento del sopralluogo sul piave

Gli ingegneri hanno descritto il progetto e risposto alle domande di chiarimento poste dai tecnici dell'Arpav e della Regione (sezione Parchi e biodiversità), poi insieme ai dirigenti del Genio Civile sono scesi sulle rive del Piave, a vedere da vicino dove dovrebbero essere posizionati lo sbarramento artificiale e la centralina.

Ad accompagnare il sopralluogo, in questa occasione, non c'erano gli attivisti di Acqua Bene Comune. Ciò nonostante Ponte nelle Alpi era blindata: è stato attivato il dispositivo messo a punto dalla Prefettura nel vertice pre-sopralluogo di Belluno (poi rinviato), da Padova sono arrivati una ventina di poliziotti del reparto Mobile e dai comandi cittadini di Polizia e Carabinieri un'altra quindicina di uomini. Aggiungendo il personale della Digos, il numero di forze dell'ordine impegnate ieri a Ponte ha sfiorato le quaranta unità. A loro si è rivolta l'amministrazione accogliendo i partecipanti alla procedura di presentazione in aula consiliare: «Li ringraziamo per essere qui presenti, ma avremmo bisogno piuttosto che ci difendessero dall'aggressione in corso nel nostro territorio», ha puntualizzato Orzes. «La Piave è il fiume più artificializzato d'Europa, è ridicolo che si pensi di presentare ancora progetti che insistono su questo corso d'acqua. E perché lo si fa? Non certo per la produzione di energia elettrica, ma perché è in atto una speculazione. Questi progetti sono incentivati con soldi pubblici e non siamo più disposti ad accettare questa speculazione».

Nella sua accorata arringa, Orzes ha ricordato che il progetto della Reggelbergbau insisterà in un'area di pregio qual è quella nei pressi del ponte di Rione Santa Caterina: «Un ponte che è il simbolo del nostro Comune, come si evince dal nostro stemma comunale. Pensate forse di aggiungere il vostro sbarramento, nello stemma?». Suona come una «provocazione» a Orzes, quella dei progettisti: «Non avete nemmeno interloquito con l'amministrazione, prima di presentare il progetto. Noi vogliamo che le acque scorrano libere nel nostro territorio e vogliamo poter decidere su interventi che riguardano il territorio che governiamo».

Il sindaco Vendramini ha ribadito la posizione dell'amministrazione: «Rigettiamo in toto questo progetto, che è un'aggressione nei confronti del nostro territorio, fatta con procedure anomale». Al termine del sopralluogo ha ricordato che il Comune seguirà la via dei ricorsi qualora la procedura dovesse andare avanti: «Abbiamo inaugurato l'anno scorso la spiaggia di Lanà, vicina al ponte. Abbiamo fatto un investimento importante ed è molto frequentata. Il progetto sarebbe devastante per l'intera area, penso che oggi anche i proponenti si siano resi conto della scarsa percorribilità del progetto».

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