Protesta in valle del Mis a 1104 giorni dalla sentenza

Gli attivisti di Acqua Bene Comune sono tornati sopra le briglie della centralina «Abbiamo portato qui la legalità, vogliano che questi luoghi siano ripristinati»

GOSALDO. Prima una I, poi una L, una A, una R e così via, componendo tre parole (un avverbio di tempo, un verbo all'imperativo e un nome molto comune) fino a una nuova A. La A di “Adesso basta centrali”.

Si deve partire dall'ultima lettera e tornare indietro per capire che cosa hanno in mente di dire gli attivisti del Comitato Acqua Bene Comune che ieri a mezzogiorno si sono ritrovati sul ponte di Titele in Valle del Mis, per ricordare che lì tre anni fa ha vinto la legalità, ma che dopo 1104 giorni la sua ancella giustizia non ha ancora fatto il suo corso.

Sopra la briglia, in cui la decorazione con i sassi faccia-a-vista è stata lasciata a metà dopo la sentenza del 9 novembre 2012 con cui la Cassazione ha bloccato i lavori di costruzione della centrale idroelettrica di Valsabbia, gli ambientalisti tirano un filo da parte all'altra e ad esso, una alla volta, partendo dalla fine, appendono le lettere blu, colore dell'acqua bene pubblico, tesoro dei privati.

Davanti ci piazzano altri cinque cartelli: un + con i numeri 1104, perché oltre che con le lettere bisogna tornare indietro anche con i numeri. Il colore di questi è rosso come il sangue che non ha ancora smesso di sgorgare dalla ferita inferta a questa valle. Le bandierine, i fumogeni, le maschere di Anonymous completano la scenografia di una mattinata senza enfasi e bagni di folla, ma dal significato chiaro: “la nostra partita qui si chiuderà quando questi luoghi verranno ripristinati”.

«Abbiamo deciso di tornare in Valle del Mis perché è la battaglia forse più simbolica di quelle condotte sulle centrali. Qui si è giocata una partita fatta sulla legalità, la stessa legalità sulla quale Bottacin cerca di spostare l'attenzione dopo i fatti di Limana, ma qui la legalità abbiamo dovuto riportarla noi attraverso la Cassazione e il contributo di tantissimi cittadini». Legalità che, secondo Acqua Bene Comune, è rimasta però a metà. «C'è una sentenza della Cassazione – ricorda ancora Nico Paulon – che dice che bisognava ripristinare questi luoghi. Per noi quindi sono già fuori dalla legalità e non mi sembra che la Regione Veneto si stia mobilitando al riguardo». Un presidio quello di ieri che il Comitato vuole agganciare al presente, all' “adesso”. «Questa iniziativa – aggiunge Bogo – vuole ricordare che la battaglia contro lo sfruttamento idroelettrico non riguarda solo il Piave, ma tutto il territorio bellunese».

Nel merito tiene banco, ovviamente, la delibera 1628, approvata dalla giunta regionale mercoledì scorso, che introduce nuove procedure per il rilascio di concessioni di derivazione di acqua pubblica ad uso idroelettrico. «Vogliamo valutarne tutti gli aspetti – dice Bogo – perché vogliamo capirla nel profondo. In particolare vogliamo vedere se quello che verrebbe dato ai Comuni è un potere di voto o di veto».

«Per noi – aggiunge Paulon – è fondamentale che i Comuni abbiano potere di veto, che possano cioè esercitare un vero potere sul proprio territorio».

Video del giorno

Dopo l'eruzione del vulcano sottomarino, a Tonga le onde colpiscono la costa

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi