Tagli ai patronati, domani uffici chiusi per protesta

Dalle 9.30 alle 12 presidio davanti all’Inps degli operatori di Inas, Inca, Ital e Acli contro il nuovo taglio da 28 milioni di euro previsto dal Governo Renzi

BELLUNO. Domani patronati chiusi “ma per essere aperti in futuro”. Questo lo slogan che sarà affisso davanti alle 11 sedi bellunesi dei patronati di Cgil, Cisl, Uil e Acli, parole che riassumono il senso della giornata di protesta contro il nuovo taglio di 28 milioni di euro inserito dal Governo nella Legge di Stabilità. Un taglio che, se attuato, metterebbe a rischio i servizi resi gratuitamente ai cittadini. Parliamo di migliaia di lavoratori pensionati e loro famiglie che ogni anno nel Bellunese si rivolgono a Inca Cgil, Inas Cisl, Ital Uil ed Acli per chiedere consulenza su pensioni, prestazioni di sostegno al reddito (assegni familiari disoccupazioni maternità), invalidità civile, infortuni, malattie professionali e rinnovo permessi di soggiorno, ma anche altre prestazioni che li aiutano ad orientarsi in materie spesso complesse. Il tutto per esercitare diritti di cui a volte non sono nemmeno a conoscenza.

Nel 2014 sono state evase dai patronati, dove lavorano venti addetti, ben 36.200 pratiche.

La giornata di chiusura delle sedi sarà tutt’altro che tacita e priva di contatti con gli utenti. Davanti all’Inps di Belluno, dalle 9.30 alle 12 si terrà un presidio dove gli operatori dei quattro patronati della provincia, ognuno con la propria pettorina (la stessa esibita il 9 dicembre davanti a Montecitorio in concomitanza col dibattito parlamentare), spiegheranno a chi si avvicinerà i motivi della campagna di mobilitazione. I cittadini saranno invitati a dichiarare il proprio sostegno a favore dei patronati con un selfie da postare in rete (sito internet: www.tituteliamo.it; facebook: facebook.com/tituteliamo; twitter: @tituteliamo).

«I lavoratori, i cui contributi alimentano il fondo patronati su cui il Governo vuole mettere le mani», dicono dagli uffici, «conoscono le peculiarità del lavoro offerto dagli addetti di Inca, Inas, Ital e Acli e sanno che i patronati sono un elemento essenziale per far funzionare la stessa amministrazione pubblica che, altrimenti, per garantire le stesse prestazioni (e non con la stessa “qualità umana”) dovrebbe spendere quasi il doppio delle risorse».

La campagna sta riscuotendo tante adesioni e attenzioni, le stesse ricevute l’anno scorso in occasione del pesantissimo taglio prospettato (poi ridotto a 35 milioni di euro): furono 1,2 milioni i cittadini (oltre 100 mila nel Veneto) a sottoscrivere la petizione a sostegno dei Patronati.

«Ciò che oggi indigna molti è il fatto che, dopo la decurtazione del 2015, si torni nuovamente a tagliare», proseguono gli uffici in una nota, «essendo rimasti immutati i protagonisti e le motivazioni, le decisioni già assunte l’anno scorso dal Parlamento avrebbero dovuto rimanere valide per tutta la legislatura. Non a caso lo stesso Servizio Tecnico di Camera e Senato sulla Legge di Stabilità sostiene che “andrebbe ponderata la effettiva praticabilità di ulteriori riduzioni degli stanziamenti alla luce dei ripetuti interventi già operati in precedenza”».

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