«S. Marco in vendita? Meglio demolirlo»

FARRA D’ALPAGO. La giunta regionale confermerà in una delle prossime sedute la vendita dell’ex hotel San Marco, che probabilmente sarà messo a gara per un milione di euro. Gli ambientalisti...

FARRA D’ALPAGO. La giunta regionale confermerà in una delle prossime sedute la vendita dell’ex hotel San Marco, che probabilmente sarà messo a gara per un milione di euro.

Gli ambientalisti ritornano in campo per dire di no e per ammettere, eventualmente, la concessione dello stabile per 99 anni. Altrimenti, sostengono, è meglio demolirlo. Il motivo? «Quella vendita, in apparenza ragionevole e dettata da motivi economici, potrebbe aprire la strada ad una lunga serie di altre vendite: i pascoli, le aziende agricole, il campo da golf con la Club house, le malghe, il rifugio Sant’Osvaldo, casa Vallorch e così via, solo per restare in Cansiglio; per poi passare all’alienazione di altre proprietà regionali a Vallevecchia-la Brussa, Monte Baldo, e così via», afferma Michele Boato, fondatore dell’Ecoistituto Veneto. Vendere il San Marco sarebbe come rompere una diga, infrangere un principio, quello della proprietà pubblica regionale inalienabile, che in Cansiglio dura da oltre 10 secoli. Non si tratta di “ragionare come nel Medioevo”, ma di utilizzare al meglio e in modo moderno – sottolinea ancora Boato - un patrimonio che la storia ci ha consegnato, compresa la gloriosa e sempre sbandierata storia della Repubblica di Venezia: è inutile e retorico citare sempre e quando fa comodo le capacità gestionali e la lungimiranza della Serenissima e poi in pratica fare l’opposto.

Secondo gli ambientalisti, questi patrimoni, a cominciare dal Cansiglio, vanno conservati pubblici, come beni comuni, per la conservazione degli ambienti naturali e della biodiversità e per sperimentare una gestione veramente sostenibile, nei fatti, non solo a parole.

L’augurio dell’Ecoistituto è che consiglio e giunta regionale non cedano a pressioni esterne, di privati e di comuni limitrofi, che vedono di buon occhio l’indebolimento della presenza regionale: «Si conservi la proprietà pubblica e si ricerchino le soluzioni più appropriate, trovando le risorse necessarie per ristrutturare il San Marco, non per farlo diventare solo un albergo di lusso, ma una struttura in cui ci sia spazio, oltre che per chi pratica il golf, anche per il turismo sociale, famigliare, legato al mondo rurale, con attenzione ai meno fortunati, ai portatori di disabilità». Altrimenti sarebbe meglio – conclude il responsabile dell’Ecoistituto - la demolizione poiché questa soluzione, solo apparentemente irragionevole, sarebbe in realtà il male minore.

Francesco Dal Mas

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