Medici in sciopero, ambulatori chiusi e ospedali semi deserti

Prevista una grande adesione alla mobilitazione nazionale di domani indetta per la prima volta da tutte le sigle sindacali

BELLUNO. Medici di famiglia e ospedalieri incrociano le braccia. Scatta mercoledì 16 lo sciopero nazionale dei camici bianchi: per tutta la giornata gli ambulatori dei medici di medicina generale saranno chiusi e l’ospedale funzionerà come nei giorni festivi.

Per quanto riguarda gli ospedali, sono garantite sempre le urgenze-emergenze: «Al Pronto soccorso ci sarà un medico all’interno e un altro in uscita», precisa il direttore medico degli ospedali dell’Usl 1, Raffaele Zanella, «mentre sono a rischio le visite ambulatoriali». In poche parole, potrebbe capitare che un paziente si rechi all’appuntamento, ma non trovi il medico. «Chi ci sarà e quanti saranno presenti lo si saprà soltanto domani, in base a questo organizzeremo le attività», sottolinea ancora Zanella. Per quanto riguarda i medici di medicina generale e i pediatri, verranno garantite le visite domiciliari urgenti, quelle in assistenza programmata a pazienti terminali, quelle di assistenza domiciliare e nelle case di riposo.

«Visto che questo sciopero è stato indetto da tutte le sigle sindacali, per la prima volta dopo tanti anni è plausibile pensare che l’adesione sarà molto alta», evidenziano il presidente dell’Ordine dei medici Umberto Rossa e il rappresentante sindacale della Cimo (ospedalieri) Stefano Capelli, direttore dell’unità operativa trasfusionale.

«I disagi maggiori», aggiunge Capelli, «li avranno gli utenti afferenti a reparti che non lavorano su prenotazione. Al Trasfusionale, infatti, visto che sapevamo da tempo di questo sciopero, per domani non abbiamo preso alcun appuntamento. Potrebbe anche succedere che il Laboratorio analisi resti chiuso perché nessuno dei medici si presenta al lavoro e lo stesso potrebbe capitare per altri reparti. Le stesse attività programmate in Cardiologia, Otorinolaringoiatria, Oculistica, Gastroenterologia e Chirurgia potrebbero non avvenire se dovesse mancare personale».

«Questa astensione dal lavoro», precisano il presidente Rossa e Fabio Bortot referente della Fimmg, «è dettata dalla volontà di difendere la sanità pubblica. Non è uno sciopero contro la gente, teniamo a precisarlo», continua Rossa, «noi vogliamo un sistema equo, solidale e giusto, che sia uguale per tutti. Vogliamo soprattutto una prestazione di qualità: visti i tempi, va bene non sperperare denaro pubblico, ma non possiamo permettere che a farne le spese sia la qualità del servizio sia sul territorio che in ospedale. Vogliamo che finisca questa “caccia alle streghe”, questo atteggiamento che ci fa diventare dei capri espiatori delle colpe di decisori politici e amministratori miopi e inadeguati».

I medici chiedono maggiori risorse per la sanità. «Siamo stufi che il nostro lavoro venga sminuito da una burocrazia e da una politica che non ci tiene in considerazione, e soprattutto chiediamo un nuovo modello gestionale dei servizi sanitari che coinvolga i professionisti nel rispetto della loro autonomia e competenza. Non da ultimo pensiamo che sia ora di rinnovare il contratto di lavoro, bloccato da sei anni».

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