Ristoro per il Maserot Vigne contro la Provincia

Il sindaco di Santa Giustina era disponibile al confronto ma è stato ignorato e il problema ora si allarga. «Palazzo Piloni è lento a decidere e ad agire»

SANTA GIUSTINA. Pare esserci un difetto di comunicazione fra la Provincia e il Comune di Santa Giustina. Il sindaco Ennio Vigne non sapeva nulla della decisione presa da Palazzo Piloni in merito al ristoro ambientale per l'impianto del Maserot.

«La situazione va definita in accordo con noi, e da un mese non ho più notizie dalla Provincia», segnala Vigne. Un mese fa, racconta, si è svolto l'ultimo incontro, quello nel quale erano state messe sul tavolo le ipotesi per risolvere una situazione che si trascina da tempo: quella del ristoro ambientale dovuto (pare, la legge regionale fa confusione sul tema e da qui nasce il grande equivoco) a Santa Giustina in quanto comune che ospita l'impianto.

L'equivoco, si è detto, nasce dalla legge regionale, che assegna il ristoro ambientale ai comuni sedi di discariche. Ma il Maserot non lo è. La legge stessa, però, dice anche che è possibile un accordo fra il Comune e l'impianto (che è di proprietà di Dolomiti ambiente, il cui socio di maggioranza è la Provincia). Dunque spetta alla Provincia decidere se Santa Giustina deve avere o meno il ristoro. Ci sono voluti mesi perché lo facesse e nel frattempo Vigne si è mosso con azioni giudiziarie.

Il sindaco non perde il suo aplomb, ma puntualizza in maniera inequivocabile: «Non c'è alcun accordo fra la Provincia e Santa Giustina. Nell'ultimo incontro avevo dato disponibilità a sedermi a un tavolo per trovare una soluzione per il ristoro relativo al 2015. Ora mi si dice che la Provincia ha deciso di non assegnarlo, perché siamo a dicembre e non vuole mettere in difficoltà i conferitori che non hanno messo a bilancio la quota in questi mesi. Trovo difficile giustificare ai miei concittadini e al mio consiglio comunale che non avremo il ristoro 2015 perché la Provincia è stata lenta a decidere. Da gennaio chiedo che lo faccia». Anche la lettera che è stata spedita ai sindaci sollecitandoli a pagare la quota del ristoro 2014 (quota che però spetta ai conferitori pagare, cioè a società come Bellunum o Ponte servizi o alle Unioni montane), avrebbe potuto essere inviata prima, dice Vigne: «Siamo stati costretti ad andare al Tar proprio perché la Provincia non decideva. Il Tar ci ha dato ragione. Ma per il 2015 avevo dato disponibilità a trattare, non ho mai accettato di non avere il ristoro».

Ora Vigne vuole aspettare un atto ufficiale (un decreto del presidente della Provincia), poi deciderà come muoversi. La soluzione individuata dalla Provincia, dunque, rischia di non essere di facile applicazione. E non solo per la presa di posizione di santa Giustina. I conferitori non sono così certi che il ristoro spetti al comune della destra Piave. La Provincia ha deciso di concederlo per il 2016, ma alcuni sono intenzionati a chiedere a Palazzo Piloni un parere di legittimità su questa decisione. La partita è tutt'altro che chiusa, e a farne le spese rischia di essere ancora una volta Dolomiti ambiente. La società in questa scacchiera ha un ruolo di perno: riceve i soldi dai conferitori e li gira a Santa Giustina. Le azioni giudiziarie fatte da Vigne per il ristoro ambientale 2013 e 2014 hanno portato a bloccare uno dei conti correnti della società. Questa situazione si risolverà non appena i conferitori pagheranno, come li invita cordialmente a fare la Provincia. Ma per il 2015? Il rebus è da risolvere.

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