«La Provincia distrugge Dolomiti Ambiente»

Franco Roccon (nel cda come membro di Gsp) perplesso dalle ultime operazioni «Non sono stati considerati debiti e crediti, non capisco cosa ci sia dietro»

BELLUNO. «Si fanno delibere di indirizzo senza considerarne le ricadute. Se Dolomiti Ambiente deve essere trasformata in Srl, prima i conti devono essere a posto». A sollevare il problema dell'operazione che sta portando avanti la Provincia sulla società partecipata - di cui è socio di maggioranza - è Franco Roccon. Fa parte del consiglio di amministrazione, è il nome espresso da uno dei soci di minoranza, Bim Gsp. L'altro è Acegas. Entrambi hanno il 7,61% di Dolomiti Ambiente. La Provincia ha l'84,78%.

Roccon solleva molte questioni legate sia alla trasformazione di Dolomiti ambiente in srl (per contenere i costi, sostiene la Provincia) sia all'acquisizione delle quote dei soci di minoranza. Palazzo Piloni le vuole comprare e le ha valutate complessivamente 280 mila euro. «E con quali soldi pensa di pagarle, considerando le difficoltà di bilancio che ha la Provincia?», si chiede Roccon. «La delibera di indirizzo inoltre (approvata nel consiglio provinciale di martedì, ndr) non tiene conto dei debiti che ha Dolomiti ambiente nei confronti di Acegas per rifiuti che portiamo a incenerire a Padova. Ballano 500 mila euro».

In più rimane aperta la questione legata al ristoro ambientale a Santa Giustina: «Oggi abbiamo entrambi i conti correnti bloccati. Abbiamo chiesto più volte una riunione al consigliere Deon per capire le ricadute di tutte le scelte fatte su Dolomiti ambiente, anche perché la società è un soggetto terzo. Riceve i soldi dai conferitori per il ristoro ambientale e li gira al Comune di Santa Giustina. Siamo stati presi in ballo in questa situazione e ci ritroviamo con i conti correnti bloccati, il che blocca l'operatività della società».

Pensando alla trasformazione in srl, poi: «Non sono stati minimamente considerati debiti e crediti della società», continua Roccon. «Sarà anche vero che l'operazione garantirà qualche risparmio, ma l'impianto ha l'obbligo di avere un direttore tecnico». Oggi quel ruolo è svolto dal presidente Luciano Gesiot. Se dovesse essere conferito ad altra persona, il suo costo potrebbe anche salire. «E poi c'è tutta la partita dei debiti e dei crediti. Abbiamo oltre 100 mila euro di sovvalli (i rifiuti prodotti durante la cernita da chi li deve riciclare, e che vanno smaltiti – il costo lo devono sostenere i conferitori, ndr) da esigere», continua Roccon. «Quasi tutti i Comuni devono dei soldi alla società. È una partita che si trascina da anni».

E che rischia di mettere in grossa difficoltà Dolomiti ambiente. Roccon ci va pesante: «Si sta mettendo in ginocchio la società. Si fanno delibere di indirizzo senza considerare le ricadute sulla società, che è andata in difficoltà non certo per colpa sua. Il consiglio di amministrazione ha lavorato bene, la cattiva gestione dipende dal proprietario». Quindi dalla Provincia. La quale vuole diventare proprietaria esclusiva di Dolomiti ambiente, comprando le quote di Gsp e Acegas. Un partner tecnico, quest'ultimo, che prende il “secco” trattato al Maserot e lo porta all'inceneritore di Padova. Se Acegas uscisse da Dolomiti ambiente, potrebbe per ipotesi trattare direttamente con i conferitori per acquistare le tonnellate di rifiuto che servono per far funzionare il termovalorizzatore. Con il rischio (se il prezzo fosse conveniente) che i conferitori scelgano di non portare i loro rifiuti all'impianto di Santa Giustina, togliendo introiti a Dolomiti ambiente.

Insomma, tutta l'operazione approvata dal consiglio provinciale di martedì non convince Roccon: «Non si capisce quale sia la strategia. A meno che non ci sia un progetto che va oltre i nostri confini provinciali e che chiama in causa soggetti che già operano nella nostra provincia come Contarina».

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