Ex Form di Quero: «Serve un intervento del Governo»

Sciopero dei lavoratori con presidio davanti la prefettura. I sindacati: «Retribuzioni in ritardo e molti posti a rischio»

QUERO VAS. Il Governo intervenga e richiami il gruppo Albertini. Oppure quest’ultimo faccia un passo indietro e cambi atteggiamento. Il messaggio lanciato ieri da sindacati e lavoratori dell’ex Form di Quero è chiaro: la situazione, così com’è, non può andare avanti. A rischio ci sono posti di lavoro e futuro delle famiglie. E per fare presente questo stato di cose, e sollecitare un suo sblocco, il coordinamento sindacale Fim - Fiom - Uilm, con le rsu e in rappresentanza di tutti i lavoratori del gruppo Albertini (oltre a Quero, Villasanta, Turate e Cormano) ha proclamato per ieri lo stato di agitazione, con sciopero e manifestazione. E un centinaio di dipendenti dello stabilimento di Quero sono stati in presidio davanti alla Prefettura, in piazza Duomo.

Alle 11 l’incontro di sindacati e rsu con il vice prefetto vicario, Carlo De Rogatis. «Chiediamo un intervento urgente da parte del Governo», ha evidenziato Luca Zuccolotto, segretario Fiom Cgil. «A gennaio il gruppo Albertini, proprietario da quasi due anni dell’ex Form di Quero, aveva presentato un piano in cui si parlava di oltre 150 esuberi, considerando tutti gli stabilimenti. Il Mise lo aveva respinto, dando un aut aut all’azienda: ripresentare, entro il 18 febbraio, un piano credibile per il triennio 2016-2018. Sta di fatto che Albertini, come se non bastasse, ha portato un piano peggiore del primo, con una riduzione occupazionale, se possibile, ancor più pesante».

Alla mancanza di un piano industriale di rilancio si aggiungono però altri problemi: «In primis la tensione finanziaria», ha precisato Paolo Agnolazza, segretario Fim Cisl. «Le retribuzioni stanno arrivando in ritardo, almeno da un paio di mesi. In più vi è un ricorso alla Cigs con percentuali superiori a quanto stabilito negli accordi sindacali. Ci sono ritardi nella fornitura di materie prime. Era stato minacciato di staccare il gas, che in una fonderia significa bloccare il lavoro».

Inoltre, fino a ieri, alla richiesta del Mise di avere un incontro preliminare con la proprietà, prima di riconvocare il tavolo di trattativa, la Albertini non si è resa disponibile. «La proprietà ha rifiutato due inviti del Ministero», ha commentato la rsu Lisa Binotto. «I carichi di alluminio dovrebbero arrivare tutti i giorni. L’ultimo, invece, solo venerdì scorso. Tra i lavoratori ci sono preoccupazione, delusione e rassegnazione. Sembra di trovarsi davanti a un film già visto. Di vedere un ritorno a tre anni fa, quando siamo andati in amministrazione straordinaria. Il gruppo Albertini ha chiesto un ampliamento dell’utilizzo della cassa integrazione, che ci scadrà a settembre, e che vorrebbe rinnovare, senza però presentare un piano di rilancio dello stabilimento»».

A chiedere un intervento forte e deciso da parte del Governo anche Anna Orsini, segretario aggiunto Cisl Belluno-Treviso: «Non possiamo lasciare un’azienda che funziona nelle mani di una politica industriale che non si responsabilizza. Non vogliamo rimanere con un “cerino” in mano, dopo tutte le battaglie fatte». Da parte sua De Rogatis ha assicurato che contatterà il Ministero: «Invierò tutta la documentazione e le mie considerazioni personali. Siamo davanti a un’azienda che potenzialmente potrebbe fare tanto, ma la cui direzione è stata data a, oserei definire, dei “dilettanti allo sbaraglio”. Urge trovare una soluzione».

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