Il Comitato Acqua Bene Comune assedia Confidustria

Una ventina di persone ha manifestato davanti alla sede degli industriali. «Basta con le speculazioni, via dal Piave»

BELLUNO. È stato un consiglio direttivo molto movimentato e rumoroso quello di ieri pomeriggio a palazzo Doglioni Dalmas davanti al quale, verso le 18 si sono radunati una ventina di aderenti al comitato Acqua bene comune invitando, tra cartelli, fumogeni azzurri e striscioni gli industriali a «fare impresa non speculazione», tentando così di convincerli a «smettere di costruire centraline idroeletriche sui nostri corsi d’acqua».

A sorvegliare che la manifestazione non degenerasse c’era un ampio dispiegamento di forze dell’ordine tra carabinieri e polizia, ma tutto si è svolto in modo pacifico. Gli unici ad aver avuto qualche disturbo sono stati gli imprenditori riuniti per fronteggiare le loro beghe di palazzo. E qualcuno di loro, da dietro le finestre, cercando di non farsi vedere per un po’ ha rivolto lo sguardo incuriosito verso la stra, ma poi qualche altro ha provveduto a tirare tende o chiudere balconi.

I manifestanti hanno ribadito ancora una volta il loro “basta alle centrali”, il loro “stop alla piattaforma dei velenti a Lentiai” dove dovrebbe sorgere un depuratore. E mentre al megafono spiegavano i motivi della loro presenza lì, venivano distribuiti ad automobilisti e passanti alcuni volantini. Nico Paulon ha preso la parola al megafono e rivolto agli industriali, ha evidenziato le contraddizioni dei vari progetti di centrali idroelettriche che insistono sul territorio bellunese e in particolare sul bacino del Piave, chiamando gli imprenditori ad elaborare un nuovo modello di sviluppo, incentrato di più sulle energie rinnovabili che non su quelle tradizionali.

«Questi piani sono senza alcun valore energetico significativo, ma servono soltanto a ingrassare i conti correnti dei proponenti. Realizzare centrali non porta lavoro. Per cui vi diciamo di stare dalla parte del territorio, di ascoltare quella parte dei vostri colleghi che vogliono fare impresa, non speculazione, che sono stanchi di queste rapine sui nostri torrenti, che pian piano state mettendo in secca». E poi il comitato ha lanciato la sfida: «Se voi continuerete su questa strada, ci troverete sempre un metro avanti a voi, ogni cantiere aperto sarà un campo di battaglia, perché abbiamo detto basta alle centrali». E poi, provocatoriamente, qualcuno è intervenuto sul cartello indicante il nome della via in cui c’è la sede di Confindustria, cambiandolo da “via del Piave” in “via dal Piave”. Ad un certo punto, però, i manifestanti hanno espresso la volontà di incontrare qualcuno degli industriali per poter consegnare le bandiere recanti il no alle centrali e alla piattaforma di Lentiai. Confindustria si è detta disposta a incontrare solo unodei manifestanti, e così è salito Guido Mattera che si è trovato di fronte il referente per l’energia dell’associazione, Vittorio Zollet e il neo direttore Andrea Ferrazzi che si sono detti disponibili al confronto con pochi di loro. Ma la risposta di Mattera è stata lapidaria: «Noi non siamo pochi e se volete incontrarci venite a Lentiai il 9 aprile alla fiaccolata contro la piattaforma del depuratore, magari portate una fiaccola». Il comitato, infine, ha invitato gli industriali ad essere presenti a un incontro pubblico dove sarà presentato un dossier sullo sfruttamento idroelettrico del Bellunese «dove si vedrà chi ci guadagna e dove vanno a finire i milioni che ne derivano».

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